FISM TEME DI DOVER RINUNCIARE A PARTE DEI CONTRIBUTI DEL MIUR E ATTACCA A TESTA BASSA ANINSEI E CONFINDUSTRIA

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COMUNICATO STAMPA
Roma, 7 ottobre 2017

FISM TEME DI DOVER RINUNCIARE A PARTE DEI CONTRIBUTI DEL MIUR E ATTACCA A TESTA BASSA ANINSEI E CONFINDUSTRIA

“La FISM torna ad attaccare l’ANINSEI, rea a suo dire di mettere in discussione i benefici o meglio gli aiuti di stato che, contro ogni normativa europea, le scuole paritarie gestite da organismi dichiaratisi senza fini di lucro ricevono, a scapito degli altri enti gestori”. Questa la replica all’attacco delle scuole cattoliche da parte di Luigi Sepiacci, il presidente nazionale dell’Associazione degli Istituti Non Statali di Educazione e di Istruzione, che nata nel 1946 dal 1990 aderisce a Confindustria.

Alla FISM sembra giusto che due scuole, in una stessa città,  che danno lo stesso identico servizio richiedendo corrispettivi uguali debbano in tema di contributi da parte del MIUR essere discriminate in base al criterio soggettivo dell’ essere o meno  a scopo di lucro.

“In tema di contributi le scuole non possono essere discriminate in base a criteri soggettivi, cioè se l’ente gestore sia con o senza fini di lucro; ma solo in base a criteri oggettivi, così vuole l’Europa altrimenti siamo in presenza di illegittimi aiuti di stato”, spiega Sepiacci, per poi aggiungere: “Il MIUR non ha inteso uniformarsi alla sentenza del Consiglio di Stato n. 292/2016 e, nonostante gli interventi di ANINSEI, ha riproposto recentemente criteri diversi dai precedenti, ma sempre ed esclusivamente soggettivi, analoghi a quelli precedenti, per l’assegnazione dei contributi alla scuola paritaria”. “Di qui la necessità per ANINSEI di dover ricorrere nuovamente al TAR e, se sarà poi necessario, al Consiglio di Stato e ad ultimo alla Corte Europea”.

“Come nel passato”, aggiunge il presidente Luigi Sepiacci, “sulla vicenda la FISM continua a fare disinformazione, volendo far credere all’opinione pubblica che la tesi di ANINSEI sia stata bocciata dal Consiglio di Stato, ma omettendo che la ultima sentenza dello scorso anno, relativa al ricorso contro il decreto per i contributi 2016/2017, presentato da ANINSEI  – ed al quale la FISM si è opposta schierandosi ad adiuvandum a fianco del MIUR – è stato respinto dal Consiglio di Stato che lo ha dichiarato inammissibile solo per motivi procedurali, senza però entrare nel merito e lasciando intatta la sentenza che aveva accolto le tesi dell’ANINSEI e che il MIUR seguita a disattendere.“.

FISM anche con la determina, ripresa oggi da Avvenire, in cui attacca duramente l’ANINSEI non si è lasciata sfuggire l’occasione per tentare di accusarla essere  l’Associazione di istituti scolastici non statali espressione di Confindustria neanche questa fosse il Maligno in persona e rea di fare dell’istruzione un campo aperto al mercato ed alla concorrenza come se si trattasse di beni di cui è possibile parlare in termini di prodotto industriale“.

EBINS: 300 mila euro totali, con due distinti bandi, destinati il primo ai lavoratori e il secondo alle Imprese iscritte

COMUNICATO STAMPA

Roma, 1 settembre 2017

AL VIA LA RICEZIONE DELLE DOMANDE PER I FONDI EBINS STANZIATI IN FAVORE DELLE AZIENDE.
PER I FONDI DA DESTINARE  AI LAVORATORI C’E’ TEMPO FINO A FINE MESE, PER FARE RICHIESTA

300 mila euro totali, con due distinti bandi, destinati il primo ai lavoratori e il secondo alle Imprese iscritte all’Ente Bilaterale che applicano il CCNL  ANINSEI

L’EBINSEnte Bilaterale Nazionale della scuola non statale laica, ha pubblicato due bandi per l’assegnazione di fondi da destinare esclusivamente ai lavoratori ed alle Aziende associate. E’ un impegno economico importante ed è un primo, fondamentale passo, cioè un aiuto concreto destinato ai lavoratori e alle Imprese del mondo della scuola non statale laica.

“Due distinti bandi dedicati ai soli iscritti all’EBINS, per un totale di 300 mila euro già accantonati, da assegnare e in tempi brevi a chi parteciperà”, spiega il presidente Nazionale di ANINSEI e presidente pro-tempore dell’EBINS Luigi Sepiacci, “queste somme rappresentano un segnale storico verso tutto il mondo della scuola non statale, anche per il campo di applicazione cui si rivolgono tali bandi: in primo luogo la Sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Il primo dei due bandi, per il quale a partire da oggi è possibile presentare domanda e che assegna contributi per 200 mila euro, è dedicato a quelle Imprese che per i propri lavoratori che fanno formazione in materia di Sicurezza dei luoghi di lavoro. Il secondo invece stanzia ulteriori 100 mila euro da destinare, in questo caso, direttamente ai lavoratori”. “In questo secondo caso la ricezione delle domande da parte dei lavoratori è già in corso e il termine ultimo per presentare domanda è, inderogabilmente, il prossimo 30 settembre”. “Affrettatevi tutti quindi”, è la cordiale esortazione del Presidente Sepiacci, “Anche perché i primi fondi verranno consegnati ai partecipanti assegnatari, entro il 31 dicembre prossimo”.

L’EBINS riunisce il sistema delle scuole che applicano il CCNL ANINSEI e le Organizzazioni Sindacali della scuola.
L’Ente Bilaterale è la sede d’incontro e di concertazione per la scuola non statale laica. In particolare L’Ente ha tra i suoi scopi incentivare e promuovere studi e ricerche. Promuovere e progettare iniziative in materia di formazione continua. Inoltre collabora con tutte le Istituzioni. E tutto questo ad esclusivo vantaggio del lavoratore e dell’Impresa aderente.

Le Imprese che fanno riferimento al CCNL ANINSEI, ma non versano i contributi all’EBINS non possono partecipare ai bandi, ugualmente i loro lavoratori. Dal 1 gennaio 2016 le imprese non aderenti al sistema bilaterale e che non versano il relativo contributo, devono erogare un importo forfettario pari a 25,00 euro mensili per 13 mensilità direttamente in busta paga ai lavoratori.

In conclusione per poter partecipare ai due Bandi è necessaria la regolarità contributiva del lavoratore contrattualizzato ANINSEI e l’iscrizione all’EBINS, da parte dell’Azienda.

 

 

Roma, 1° settembre 2017

 

Sepiacci: Non siamo alla ricerca di privilegi, chiediamo solo lo stesso trattamento per tutti

Roma, 13 luglio 2016

in risposta all’attacco della FISM.

“Con motivazioni da Lupus et agnus di fedriana memoria la FISM attacca ANINSEI accusandola di essere alla ricerca di privilegi per i suoi associati”.

Così esordisce con stupore, Luigi Sepiacci, il presidente di ANINSEI, l’Associazione che riunisce gli Istituti non Statali di Istruzione, alla notizia dell’attacco ricevuto dalla Federazione italiana scuole materne.
Per poi continuare: “Mentre in realtà sono le scuole FISM che ottengono, da sempre, i contributi dallo Stato”.
“Il Consiglio di Stato con la sentenza n. 292/16”, analizza il presidente di ANINSEI, “ha chiaramente stabilito che le scuole senza scopo di lucro sono quelle che erogano il loro servizio senza corrispettivo o con il versamento di un importo simbolico”.
“Scuole che erogano lo stesso servizio, a fronte di corrispettivi di uguale entità, non possono essere discriminate a fronte di criteri soggettivi in merito alla sola forma dell’ente gestore”.
“Questo è previsto dalla normativa comunitaria”, spiega ancora il presidente ANINSEI, “che non ammette aiuti di Stato poiché potrebbero turbare la libera concorrenza, creando degli indebiti vantaggi verso gli uni, rispetto agli altri”.
“Ci spieghi la FISM – chiede Luigi Sepiacci – come le scuole ANINSEI possano erogare uno stesso servizio, se non migliore, e distribuire utili, mentre le strutture raccolte nella Federazione italiana scuole materne con rette di pari importo, e con i contributi dello Stato, a mala pena pareggiano i bilanci”. “La FISM – esorta infine Luigi Sepiacci – si faccia promotrice di una operazione di trasparenza ed inviti tutte le scuole ad essa associate a rendere accessibili a tutti i loro bilanci”. “E si affianchi ad ANINSEI”, conclude il presidente Sepiacci, “nella richiesta di dare attuazione, senza più rinvii, all’anagrafe degli iscritti alle scuole dell’infanzia per rendere controllabile il flusso dei contributi”.

Comunicato Stampa ANINSEI del 26 luglio 2016

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COMUNICATO STAMPA

GLI ISTITUTI RELIGIOSI, QUELLI LAICI E LE RECENTI SENTENZE DELLA CASSAZIONE SUL PAGAMENTO DELLE IMPOSTE

SEPIACCI (ANINSEI): “SENTENZA CASSAZIONE INECCEPIBILE: CONFERMA QUANTO ANDIAMO DICENDO DA ANNI”

Non riduciamo il tutto ad un inesistente scontro laici-cattolici

 

“Le sentenze della Suprema Corte di Cassazione 14225 e 14226, depositate lo scorso 8 luglio, con le quali si ribadisce che gli istituti scolastici religiosi di Livorno dovranno pagare l’Ici, non sono per nulla pericolose e non limitano affatto, né minimamente, la libertà di educazione, anzi la rafforzano” spiega l’Ing. Luigi Sepiacci, presidente dell’ A.N.I.N.S.E.I. – l’Associazione Nazionale degli Istituti Non Statali di Educazione e di Istruzione, “Riportano equità e ordine, ponendo fine ad un ingiustificato discrimine tra le scuole paritarie in base alla tipologia dell’ente gestore. Non è possibile che scuole che applicano rette equivalenti e danno servizi equivalenti vengano discriminate per il presunto o meno scopo di lucro della gestione. Giustamente la Suprema corte ha affermato che è giuridicamente irrilevante lo scopo di lucro, risultando sufficiente l’idoneità tendenziale dei ricavi a perseguire il pareggio di bilancio. E cioè, il conseguimento di ricavi è di  per sé indice sufficiente del carattere commerciale dell’attività svolta.”.

“Come sosteniamo da anni, il discorso va affrontato in modo diverso. Poiché è inconfutabile che le scuole paritarie facciano parte del sistema nazionale di istruzione e svolgano un ruolo importante e che fa risparmiare lo Stato si  deve ricercare la strada dell’esenzione o di aliquote agevolate per gli edifici adibiti  a scuola paritaria.”

“La Cei, e non i giudici, dovrebbe affrontare l’argomento con meno ideologia”, prosegue il rappresentante delle Scuole Paritarie Laiche d’Italia, “entrambe le nostre Istituzioni, gli istituti religiosi e quelli laici, forniscono un servizio fondamentale e irrinunciabile allo Stato Italiano e alle famiglie degli studenti, ma le Gerarchie Ecclesiastiche sembra proprio si auspichino un trattamento di favore, sulla base di un malinteso “senza scopo di lucro“: cioè non pagare le tasse – che noi già paghiamo con grandi difficoltà – e avere sostegni economici da parte dell’Italia ”, sottolinea Luigi Sepiacci, che poi prosegue: “negando a una cospicua parte della scuola paritaria quella libertà di educazione che a gran voce invocano per loro. Cosa c’è di più anticoncorrenziale e di più fuorviante del mercato e quindi contrario alle direttive europee, di questo modo di procedere?”

“Mi auguro che il Governo italiano non stia pensando a come aiutare gli Istituti religiosi, proprio a discapito

della Scuola non statale laica”, riflette e poi conclude l’ing. Luigi Sepiacci, “auspico che un tavolo di trattativa tra la Scuola non statale, rappresentata sia dagli Istituti religiosi che da quelli laici, e il MIUR per trovare una possibile soluzione condivisa, perché è giusto aiutare tutti, ma che questo non crei assurdi e illegittimi favoritismi verso l’uno o l’altro dei soggetti interessati”.

Roma, 26 luglio 2015

Comunicato stampa ANSA 26 luglio 2015 ore 13:43

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Ici paritarie: scuole laiche, Cassazione ineccepibile

Cei vuole trattamento favore, Miur apra tavolo anche con noi

(ANSA) – ROMA, 26 LUG – “Non sono per nulla pericolose e non

limitano affatto, né minimamente, la libertà di educazione, anzi

la rafforzano”, le sentenze della Cassazione che hanno ribadito

che gli istituti scolastici religiosi di Livorno dovranno pagare

l’Ici. Lo sostiene l’Associazione Nazionale degli Istituti Non

Statali di Educazione e di Istruzione, secondo cui le pronunce

“riportano equità e ordine, ponendo fine ad un ingiustificato

discrimine tra le scuole paritarie in base alla tipologia

dell’ente gestore.

“Non è possibile che scuole che applicano rette equivalenti

e danno servizi equivalenti vengano discriminate per il presunto

o meno scopo di lucro della gestione- spiega Luigi Sepiacci,

presidente dell’ Aninsei- Giustamente la Suprema corte ha

affermato che è giuridicamente irrilevante lo scopo di lucro,

risultando sufficiente l’idoneità tendenziale dei ricavi a

perseguire il pareggio di bilancio”.

“La Cei dovrebbe affrontare l’argomento con meno ideologia”,

sostiene il rappresentante delle Scuole Paritarie Laiche

d’Italia; gli istituti sia religiosi sia laici, “forniscono un

servizio fondamentale e irrinunciabile allo Stato Italiano e

alle famiglie degli studenti”, ma le Gerarchie Ecclesiastiche

sembrano auspicare “un trattamento di favore: cioè non pagare le

tasse (che noi già paghiamo con grandi difficoltà) e avere

sostegni economici da parte dell’Italia”, così “negando a una

cospicua parte della scuola paritaria quella libertà di

educazione che a gran voce invocano per loro. Cosa c’è di più

anticoncorrenziale e di più fuorviante del mercato e quindi

contrario alle direttive europee, di questo modo di procedere?”

“Mi auguro che il Governo italiano non stia pensando a come

aiutare gli Istituti religiosi, proprio a discapito

della Scuola non statale laica”, conclude Sepiacci, che auspica

“un tavolo di trattativa” tra la Scuola non statale,

rappresentata sia dagli Istituti religiosi che da quelli laici,

e il MIUR per “trovare una possibile soluzione condivisa, perché

è giusto aiutare tutti, ma che questo non crei assurdi e

illegittimi favoritismi verso l’uno o l’altro dei soggetti

interessati”. (ANSA).

FH

26-LUG-15 13:43 NNNN

Ma chi ha paura (e perché) degli istituti confessionali? di Dario Antiseri – Corriere della Sera – 26 aprile 2015

È difficile far comprendere a tanti laicisti statalisti, e quindi antiliberali e conservatori, che quei pochi cattolici ancora schierati a difesa della scuola libera — e non solo loro, ma anche i sostenitori delle scuole laiche dell’Associazione nazionale istituti non statali di educazione e istruzione (Aninsei) — lottano per una grande cosa: la libertà d’insegnamento. E a quanti, in particolare, sostengono che le scuole paritarie a orientamento confessionale dovrebbero venir cancellate in uno Stato laico va ricordato che proibire e soffocare le differenze può essere (come affermato anni fa dall’allora arcivescovo di Parigi, cardinal Lustiger) la prima causa della loro violenta esplosione.

Le diversità di visioni del mondo e di valori scelti sono l’essenza della società aperta. Ma davvero, allora, sarebbe una grande conquista di libertà per l’Italia la scomparsa delle scuole non statali, laiche e cattoliche, o anche del Liceo israelitico di Roma e Milano? La società aperta è chiusa solo agli intolleranti. Di conseguenza, non esistono ragioni per proibire le scuole a orientamento confessionale, se queste si inseriscono nel quadro dei valori della Costituzione. Negare la presenza delle scuole a orientamento confessionale significa distruggere l’esistenza di pezzi della nostra migliore storia e proibirne sviluppi futuri. Ed è opportuno far presente che per esempio in Belgio, accanto a scuole libere di orientamento cattolico e protestante, troviamo anche istituti gestiti da autorità religiose ebraiche e islamiche; scuole induiste e islamiche sono in funzione nei Paesi Bassi; e istituti neutri, cattolici, protestanti e islamici troviamo in Germania.Le cose non si fermano qui, giacché lo statalista laicista tende a precisare che le scuole a orientamento confessionale sarebbero — ex definitione — centri di formazione acritica. Dunque, per esempio, la «scuola cattolica» consisterebbe di professori dogmatici e studenti acritici. Tutto questo sulla base dell’idea che un credente non può che essere acritico.Ma, guarda caso, Newton era cristiano, e lo fu Kant, e prima di loro lo furono Cartesio e Pascal. Dunque: Cartesio, Pascal, Newton e Kant — tutti acritici perché cristiani? Acritici: Agostino, Tommaso, Scoto, Occam? E davvero critici solo gli statalisti anticlericali? Hilary Putman è un ebreo osservante: anch’egli, dunque, vittima dell’indottrinamento e mente acritica, sprofondato nel più bieco dogmatismo e un pericolo per la democrazia? I laicisti dovrebbero essere più attenti, meno dogmatici e meno acritici nei loro pronunciamenti e nelle loro scomuniche. Il laicismo, subito coniugato con lo statalismo, contrasta con la prospettiva laica della concezione liberale. Il laico non è un laicista. E un laicista non è un vero liberale. Lo Stato liberale, cioè laico, non ha un agnosticismo da privilegiare o da imporre. L’agnosticismo — che poi si impasta con il rifiuto di ogni fede rivelata — è una concezione filosofica che, in una autentica società aperta, convive con altre concezioni filosofiche e religiose della vita. È una concezione rispettabile, ma non può pretendere di essere onnivora, di ergersi a «religione di Stato» e a giudice inappellabile di altre scelte di concezioni della vita. Non può nemmeno porsi come unica prospettiva del sistema scolastico, e presumere di cancellare da questo sistema quello che secoli di storia hanno costruito e ci hanno tramandato: le visioni religiose della vita e dell’umano destino — orizzonti di senso e di valori entro i quali spendere la vita. Un sistema formativo che al suo interno non favorisce l’istituzione di scuole a orientamento religioso è frutto di menti indottrinate e dogmatiche, cariche di clericalismo rovesciato. Si ripete, sempre da più parti, che le scuole private — e segnatamente quelle cattoliche — sarebbero «luoghi di indottrinamento»; a differenza di quelle statali viste come centri di costruzione di menti critiche. È chiaro che siamo di fronte a un’accusa generica e genericamente infamante. Insegnanti critici si trovano in scuole statali e in scuole non statali; così come guarnigioni di insegnanti dogmatici si trovano in scuole statali e non statali. Solo che dagli insegnanti dogmatici delle scuole statali le famiglie che non hanno la possibilità di mandare i propri figli in altre scuole non possono facilmente difendersi. E che il dogmatismo abbia costituito una malattia grave di tanti docenti, soprattutto negli anni passati, è testimoniato dall’estesa diffusione di non pochi libri di testo — per esempio, di filosofia, letteratura, storia — non costruiti di certo da menti scientifiche, aperte, capaci di dubbi e problematiche: libri di testo che non hanno sicuramente contribuito a formare menti critiche.Altra obiezione proveniente da più parti: la scuola deve rimanere saldamente e totalmente nelle mani dello Stato a motivo del fatto che soltanto la scuola pubblica sarebbe in grado di garantire la formazione del cittadino. E qui è ovvio che dietro a simile presa di posizione preme l’eterna tentazione della Stato etico, di uno Stato che si arroga il diritto di formare le menti dei propri sudditi, sottraendo i giovani alle comunità naturali e volontarie, prima tra tutte quella della famiglia. E a questo punto val la pena insistere sul fatto che, senza parità economica, la parità giuridica tra scuole statali e scuole non statali equivale semplicemente a una sentenza di morte per queste ultime. Ed ecco, allora, che l’introduzione del buono-scuola attuerebbe l’unica soluzione compatibile con le regole della società aperta, dando ai cittadini la possibilità di scegliere tra scuole diverse quella che è più affine alle proprie convinzioni culturali, filosofiche, religiose.

Il 10 maggio tutti a piazza San Pietro

Le scuole dell’ANINSEI hanno accolto l’invito di Papa Francesco e il 10 maggio saranno a Roma, a piazza San Pietro con il Papa.
La presenza dell’ANINSEI, che raccoglie scuole di vari orientamenti e modelli antropologici, sta a significare un momento di riflessione e di confronto in una situazione, che caratterizzata dalla scarsezza delle risorse, vede inasprirsi antiche incomprensioni e rialzarsi vecchi steccati.
Mentre si va a puntare l’attenzione sulla difesa di sempre nuove libertà e la difesa di ogni specificità, costituzionalmente garantite, si acuisce l’intolleranza verso chi sostiene il diritto alla libertà di apprendimento ed alla scelta dei luoghi dove esercitarla senza discriminazioni economiche, perché rimosse con l’aiuto dello Stato.

Le scuole dell’ANINSEI andranno senza presunzione alcuna ed animo aperto e cuore attento al messaggio che il Sommo Pontefice vorrà indirizzare agli studenti, alle famiglie, agli insegnanti e alla società tutta.

Le organizzazioni sindacali siglano l’accordo con la scuola cattolica, non con la laica

Roma, 30 luglio 2013
SEPIACCI: “OPERAZIONE DI DUMPING DELLA SCUOLA CATTOLICA AVALLATA DAI SINDACATI”

Alla chiusura totale delle trattative, ANINSEI risponde con il ricorso al Ministero del Lavoro
Il 24 luglio scorso la rappresentanza delle scuole cattoliche, facente capo all’AGIDAE, ha sottoscritto con i sindacati un accordo che prevede, tra l’altro, per l’anno scolastico 2013/2014, una “riduzione massima del 18 per cento della retribuzione tabellare” per i neoassunti. Fra tutte risalta la firma di Domenico Pantaleo, segretario generale di FLC-CGIL, giustificata con la crisi economica che ha colpito pesantemente la scuola non statale attraverso una riduzione generalizzata dell’utenza.

“Analogo atteggiamento di disponibilità dei sindacati – afferma Luigi Sepiacci, presidente A.N.I.N.S.E.I. Associazione delle Scuole Non Statali aderenti a Confindustria. – però non è stato tenuto nei confronti di A.N.I.N.S.E.I., che ha visto nell’incontro odierno la chiusura totale per un accordo che affrontasse la situazione di crisi che ha pesantemente investito anche le scuole laiche”.

“Questa situazione”, sottolinea Luigi Sepiacci, “configura un vero e proprio dumping” e poi prosegue: “meraviglia questo intervento a gamba tesa dei sindacati in un settore particolarmente in crisi che deve fare i conti con la presenza di contratti (ultimo il CCNL Federterziario/UGL) con minori retribuzioni e tutele per i lavoratori rispetto a quello A.N.I.N.S.E.I.”.

“Alla nostra Associazione”, conclude il presidente Luigi Sepiacci, “non rimane che il ricorso al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali a difesa della sopravvivenza delle scuole nostre associate”.

Per la scuola non statale solo personale selezionato e altamente qualificato

COMUNICATO STAMPA

PER LA SCUOLA NON STATALE SOLO PERSONALE SELEZIONATO E ALTAMENTE QUALIFICATO DICIAMO NO A SANATORIE PER IL CORPO DOCENTE
“In relazione alle dichiarazioni del ministro per l’Istruzione Francesco Profumo che, per i precari, sembra voler ripercorrere l’abusata soluzione dell’immissione in ruolo, senza prova preselettiva”, dichiara Luigi Sepiacci, presidente di A.N.I.N.S.E.I. – l’Associazione delle scuole non statali che aderisce a Confindustria Federvarie, “mi torna in mente un vecchio detto Chi sa fa, chi non sa insegna, la cui popolarità la dice lunga sulla credibilità della classe docente italiana salita in cattedra, senza aver superato una vera selezione di merito”.
“Anche le annunciate novità del ministro Francesco Profumo sembrano andare in questa direzione”.

“La scuola paritaria, che come stabilito dalla legge 62/2000 dell’allora ministro Luigi Berlinguer, fa parte del sistema nazionale di istruzione, – aggiunge Luigi Sepiacci – si trova vincolata, suo malgrado, alle scelte fatte per la scuola statale”.

“Le scuola non statale – conclude il presidente ANINSEI – coglie l’occasione per rivendicare il proprio diritto a poter formare autonomamente i suoi insegnanti, in collaborazione con gli istituti universitari e attraverso l’utilizzo di percorsi di apprendistato di alta formazione e ricerca, così come previsto dal Testo Unico sull’apprendistato, il D.lgs. 167/2011”.

Roma, 6 maggio 2012 16:15

Educ@re 2.0, l’evoluzione della didattica – l’ innovativo progetto di A.N.I.N.S.E.I. sara’ il futuro prossimo dell’insegnamento

Roma, 20 aprile 2012

“Classi educ@re 2.0” è l’innovativo strumento creato da A.N.I.N.S.E.I. – l’Associazione nazionale degli Istituti scolastici parificati e privati – in grado di mettere in rapporto diretto lo studente con tutte le innovazioni tecnologiche disponibili, applicate al campo della formazione, dell’apprendimento e dell’aggiornamento.
All’interno del progetto “Classi educ@re 2.0” la formazione è, attraverso l’uso degli strumenti multimediali, continua. Sia per gli studenti che apprendono, sia per i docenti che sono in costante aggiornamento.
Il docente scende per la prima volta, realmente, dalla cattedra per mettersi di fianco all’allievo, così da valutare insieme, in modo critico, distaccato e maturo, le molteplici e non sempre veritiere, informazioni che potrebbero investire, e quindi sviare, il corretto percorso di apprendimento del programma di studio, da parte dello studente.
“Così l’insegnamento diventa didattica digitale – spiega il presidente di ANINSEI Luigi Sepiacci, per poi aggiungere – l’esperimento già avviato su alcune classi pilota porterà, ne siamo convinti, alla riorganizzazione del modello scolastico classico tradizionale nella rete di scuole dell’ANINSEI che hanno sposato il progetto”.
“Classi educ@re 2.0 sarà un’esperienza concreta – aggiunge il presidente ANINSEI – che, di fatto, aprirà la strada al futuro dell’attività didattica, nelle scuole di ogni ordine e grado”.
Il progetto Classi educ@re 2.0 è stato illustrato, durante il sessanquattresimo congresso ANINSEI, da importanti insegnanti che ne hanno suddiviso l’illustrazione in 4 diverse fasi:

1. L’Insegnamento per Competenze, illustrato dal prof. Bruno Bordignon, dell’Università Salesiana di Roma

La competenza è un processo attivo nella persona e comprende pensiero e azione, poiché la conoscenza umana è completa solamente quando coinvolge tutta la persona, la mette in relazione con la realtà e noi giungiamo a trasformare la realtà attraverso l’investimento imprenditoriale nel nostro capitale umano, con risultati che si dimostrano essere sempre superiori alle risorse impiegate.
Se le azioni di insegnamento e di apprendimento vengono attivate per competenze, esse comporteranno la trasformazione della realtà vissuta, in positivo; l’apprendimento diventa quindi un apprendistato d’interpretazione creativa delle situazioni, imprenditoriale e di Comunicazione, delle proprie prestazioni.
La ristrutturazione conseguente della situazione didattica stessa comporta il procedere, oltre il mondo virtuale, per giungere al contatto attivo e umano di scambio con la realtà e l’inserimento imprenditoriale del proprio capitale umano nel mondo del lavoro.

2. Educ@re 2.0 e imprese a cura di Claudio Gentili, Direttore Education Confindustria

Il rapporto con il mondo del lavoro e delle imprese è strutturalmente presente nell’apprendimento per competenze. La didattica Educ@re 2.0 abilita infatti gli studenti ad una comunicazione professionalmente qualificata e alla conseguente ristrutturazione della progettazione umana, sia in rapporto alla dimensione teorica di essa che, soprattutto, all’intervento di trasformazione imprenditoriale della realtà.
La qualità delle conquiste imprenditoriali deve rinnovare la formazione nei giovani e metterli in contatto diretto con il mondo delle imprese più dinamiche. Essere competente significa essere imprenditore del proprio capitale umano.

3. Educ@re 2.0: la situazione didattica illustrato dal prof. Alberto Pian, dell’Università degli Studi della Tuscia

La sperimentazione di Educ@re 2.0 permette di migliorare gli apprendimenti, realizzando una situazione didattica, nella quale colui che apprende è coinvolto con tutta la propria persona: apprende la teoria (pensiero), struttura i progetti, agisce con risultati che rispondono ai bisogni e alle attese, in forma imprenditoriale e di comunicazione e di scambio ed è in costante miglioramento personale. La ristrutturazione della situazione didattica comporta non solamente la conoscenza e l’uso della nuove tecnologie multimediali, ma la presenza di un docente vero e proprio tutor del discente, che gli sta a fianco, affinché con il tempo maturi criticamente di fronte alla valanga di informazioni disponibili e giunga alla creatività ed al miglioramento continuo di un processo di apprendimento competente .
4. Due classi Educ@re 2.0: presentazione di una didattica in azione di Marianna Neri della Scuola Primaria Il Serafino di Roma e di Angelo Dalessandri del Liceo scientifico Edmondo De Amicis di Milano

Nelle scuole dell’ANINSEI si stanno da tempo sviluppando classi Educ@re 2.0. Sono stati infatti presentati i primi risultati, tutti favorevolmente positivi, raggiungi da due delle classi che hanno già attivato la didattica multimediale. Sono state quindi simulate lezioni ed è stato illustrato il percorso sperimentale, formativo e didattico, compiuto dai docenti delle stesse.