Archives Novembre 2016

PON per la scuola – ANINSEI invita il MIUR a rivedere il bando in autotutela

pon_libretto_informativo_cop33Il PON per la scuola

La Commissione europea e il Consiglio dell’Unione europea hanno convenuto per il settore dell’istruzione e formazione una serie di priorità comuni di qui al 2020.

Il quadro strategico, istruzione e formazione 2020, prevede un programma che interessa il settennio 2014-2020 con finanziamenti sia per interventi di natura materiale, tramite il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), sia per azioni immateriali, tramite il Fondo Sociale Europeo (FSE).

I parametri di riferimento per il 2020 individuati sono:

Nell’ambito del Programma Operativo Nazionale “Per la scuola, competenze e ambienti per l’apprendimento” 2014-2020, il MIUR con l’avviso n. 10862 pubblicato il 16 settembre 2016 ha indetto un bando per la presentazione di “progetti di inclusione sociale e lotta al disagio nonché per garantire l’apertura delle scuole oltre l’orario scolastico soprattutto nelle aree a rischio e in quelle periferiche” quale da finanziare con le risorse del Fondo Sociale Europeo.

Tra i destinatari dell’avviso, e dunque possibili beneficiari del finanziamento per i progetti di interventi formativi contro la dispersione scolastica e formativa e per l’accrescimento delle competenze, sono incluse “le istituzioni scolastiche ed educative statali” di diciotto regioni italiane.

Il punto 2.3 dell’avviso (“ammissibilità e selezione delle proposte progettuali”) ammette alla selezione le proposte progettuali che “provengano da istituzioni scolastiche ed educative statali” e prevede anche un certo punteggio per i progetti che prevedano il coinvolgimento di altre istituzioni scolastiche ed educative, specificando poi che queste – se private – devono essere individuate nel rispetto dei principi di parità di trattamenti, non discriminazione, libera concorrenza, trasparenza, proporzionalità.

In data 25.10.2016, il Ministero ha pubblicato un ulteriore avviso pubblico che, oltre a prorogare il termine per la presentazione delle domande, ha specificato che “ciascuna istituzione scolastica ed educativa può proporre il proprio progetto in collaborazione con altre istituzioni scolastiche ed educative del territorio” e che tale collaborazione può riguardare “altre istituzioni scolastiche ed educative statali” nonché “le istituzioni scolastiche paritarie di cui alla legge n. 62 del 2000”.

Chiudendo ogni possibilità per le scuole paritarie di essere ammesse a presentare progetti, se non in collaborazione con istituzioni scolastiche statali, e e a beneficiare degli interventi finanziati dal Fondo Sociale Europeo.

Le azioni dell’ANINSEI

L’ANINSEI, forte anche del parere dei propri legali, ha sempre denunciato l’illegittimità di questa discriminazione delle scuole paritarie che in base alla legge n. 62 del 2000 fanno parte a pieno titolo del sistema nazionale di istruzione al pari delle scuole statali.

Gli interventi si sono sviluppati in due direzioni: la prima diretta a contrastare le norme ritenute illegittime fino all’ipotesi di un ricorso ai tribunali amministrativi e se necessario anche alla corte europea, e a tal fine ha chiesto alla Direzione generale competente una revisione dei bandi; la seconda di natura politica diretta al riconoscimento per legge del diritto delle scuole paritarie a non essere discriminate in quanto facenti parte del sistema nazionale di istruzione.

Su questo ultimo punto registriamo con soddisfazione l’introduzione di un nuovo comma, tra i 600 che formeranno l’unico articolo della finanziaria 2017, almeno nella ultima edizione sulla quale il governo dovrebbe porre la fiducia, con la  specificazione che ai fini dell’accesso ai fondi del Pon per la scuola a valere sul periodo di programmazione 2014-2020, per istituzioni scolastiche si intendono tutte le istituzioni scolastiche che costituiscono il sistema nazionale di istruzione.

Se questo comma resisterà alle “sbianchettature” finali rimarrà solo da vigilare che venga applicato integralmente.

COMUNICATO STAMPA: Le scuole paritarie non si sono accordate per votate SÌ al referendum, in cambio di pochi spicci

Roma, 26 novembre 2016

“Contro gli attacchi che stiamo ricevendo”, dichiara il presidente Luigi Sepiacci dell’ANINSEI, l’Associazione che riunisce gli Istituti non Statali di Istruzione, “ribadisco categoricamente che la Scuola Paritaria Italiana non si vende, e tanto meno per un piatto di lenticchie!”.

“A chi dice che ANINSEI è un catalizzatore di voti per il SI al Referendum del 4 dicembre” – precisa Luigi Sepiacci – “voglio capisca che noi siamo spiriti liberi, in grado di fare le proprie scelte in base alla propria intelligenza e non portiamo, di certo, il cervello all’ammasso!”

“In particolare affermare che basti aumentare di poco le detrazioni per tali spese alle famiglie, che passeranno dagli attuali 400 euro, ai futuri 717 lordi su base annua (per il 2017), per convincere un mondo intero, quello della Scuola Paritaria a votare SI è non solo offensivo, ma denigratorio e direi addirittura canzonatorio!”

“Sui disabili”, sottolinea Sepiacci, “forse si vorrebbe che invece che lo Stato, a farsi carico delle spese – che hanno natura non solo sociale, ma attengono ai diritti fondamentali dell’Uomo, tutelati proprio da quella Costituzione a parole tanto difesa – fossero gli istituti paritari? dov’è il loro senso di giustizia sociale?”

“Così come aprire al mondo degli Istituti non statali”, spiega  Luigi Sepiacci, “i bandi PON Europei e l’alternanza scuola – lavoro non è certo un regalo del Governo in carica, ma vuole significare solo garantire la corretta applicazione di quell’articolo 33 della Carta Fondamentale, di quella stessa Costituzione, della quale i difensori del NO appaiono essere oggi gli strenui difensori, che garantisce agli studenti delle scuole paritarie un uguale trattamento rispetto a quelli delle scuole statali”. “Diritti che l’ANINSEI intende tutelare anche per il presente ricorrendo ai tribunali amministrativi e se necessario anche alla Corte di Giustizia Europea, a prescindere dal SI e dal NO al Referendum del 4 dicembre”.

“SI e NO saranno infatti scelte che gli iscritti all’ANINSEI adotteranno secondo le proprie convinzioni, che si sono fatte – conclude il presidente Luigi Sepiacci –  in questa costante e logorante sovraesposizione nei dibattiti pubblici, da parte di entrambi gli schieramenti”.

 

Versamento contributi bilateralità va effettuato con modello F24

AVVISO

Alcuni soci seguitano ad effettuare i bonifici relativi al versamento dei contributi mensili per la bilateralità, sul c/c bancario IBAN IT29 U035 8901 6000 1057 0670 654  presso Allianz Bank intestato all’EBINS.

Con la convenzione del 9 giugno 2016 sottoscritta tra l’INPS e l’Ente Bilaterale Nazionale Scuola “EBINS” è stato affidato all’INPS il servizio di riscossione, tramite il modello F24, dei contributi per il finanziamento dell’Ente Bilaterale.

A tal fine, per consentire il versamento dei contributi a favore dell’Ente Bilaterale Nazionale Scuola “EBINS” mediante modello F24, è stata istituita la seguente causale contributo:

EBNS” denominata “Ente Bilaterale Nazionale Scuola EBINS”

In sede di compilazione del modello di pagamento F24, la suddetta causale è esposta nella sezione “INPS”, nel campo “causale contributo”, in corrispondenza, esclusivamente, della colonna “importi a debito versati”, indicando:

  • nel campo “codice sede”, il codice della sede Inps competente;
  • nel campo “matricola INPS/codice INPS/filiale azienda”, la matricola Inps dell’azienda;
  • nel campo “periodo di riferimento”:
    • nella colonna “da mm/aaaa”, il mese e l’anno di riscossione del contributo, nel formato MM/AAAA.
    • la colonna “a mm/aaaa” non deve essere valorizzata.

f24

Dal prossimo mese i versamenti vanno effettuati solo tramite il modello F24.

I dati relativi ai dipendenti non saranno più inviati, ma dovranno invece essere inseriti a cura di elabora i cedolini paga negli e-mens inviati all’INPS.

 

 

La scuola a prova di privacy – Nuova guida del Garante

vademecum_privacy_2016La nuova guida del Garante per la protezione dei dati personali, per “insegnare la privacy e rispettarla a scuola” (dal sito www.garanteprivacy.it.)

Si possono pubblicare sui social media le fotografie scattate durante le recite scolastiche? Le lezioni possono essere registrate? Come si possono prevenire fenomeni come il cyberbullismo o il sexting? Quali accortezze adottare nel pubblicare le graduatorie del personale scolastico? Ci sono cautele specifiche per la fornitura del servizio mensa o per la gestione del “curriculum dello studente”?

A queste e a tante altre domande risponde “La scuola a prova di privacy”, la nuova guida del Garante per la protezione dei dati personali. L’obiettivo è quello di aiutare  studenti, famiglie, professori e la stessa amministrazione scolastica a muoversi agevolmente nel mondo della protezione dei dati.

Le scuole sono chiamate ogni giorno ad affrontare la sfida più difficile, quella di educare le nuove generazioni non solo alla conoscenza di nozioni basilari e alla trasmissione del sapere, ma soprattutto al rispetto dei valori fondanti di una società. Nell’era di internet e in presenza di nuove forme di comunicazionee condivisione questo compito diventa ancora più cruciale – sottolinea il Presidente dell’Autorità, Antonello Soro. “E’ importante – continua Soro – riaffermare quotidianamente, anche in ambito scolastico, quei principi di civiltà, come la riservatezza e la dignità della persona, che devono sempre essere al centro della formazione di ogni cittadino”.

La guida – che si apre all’insegna dell’ “insegnare la privacy, rispettarla a scuola” –  raccoglie i casi affrontati dal Garante con maggiore frequenza, al fine di offrire elementi di riflessione e indicazioni  per i tanti quesiti che vengono posti dalle famiglie e dalle istituzioni: da come trattare correttamente i dati personali degli studenti (in particolare quelli sensibili, come condizioni di salute o convinzioni religiose) a quali regole seguire per pubblicare dati sul sito della scuola o per comunicarli alle famiglie; da come usare correttamente tablet e smartphone nelle aule scolastiche a quali cautele adottare per i dati  degli allievi con disturbi di apprendimento.

Il vademecum dedica inoltre particolare attenzione alla “scuola 2.0” e al corretto uso delle nuove tecnologie, al fine di prevenire atti di cyberbullismo o altri episodi che possano segnare negativamente la vita dei più giovani.

Per facilitarne la consultazione, la guida è articolata in cinque brevi capitoli (Regole generaliVita dello studente; Mondo connesso e nuove tecnologie; Pubblicazione on line; Videosorveglianza e altri casi) che riportano regole ed esempi, e in due sezioni “di servizio” (Parole chiave; Appendice – per approfondire) utili per comprendere meglio la specifica terminologia utilizzata nella normativa sulla privacy e per avere un sintetico quadro giuridico di riferimento.

L’opuscolo verrà inviato in formato digitale a tutte le scuole pubbliche e private e potrà essere richiesto in formato cartaceo al Garante per la protezione dei dati personali all’indirizzo ufficiostampa@garanteprivacy.it oppure scaricato direttamente dal sito dell’Autorità www.garanteprivacy.it.