Archives 2012

Documentazione

Testo Unico dell’Apprendistato
Il Dlgs 167/2011, Testo Unico sull’Apprendistato ha dettato nuove norme ed abolito le precedenti, in sintesi i contenuti:

  • Creazione di un Testo Unico dell’apprendistato di 7 articoli con contestuale abrogazione delle leggi precedenti (semplificazione);
  • l’apprendistato è un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e alla occupazione dei giovani;
  • definizione di un regime transitorio di non più di sei mesi;
  • semplificazione dell’istituto, a partire dai nomi delle tre tipologie contrattuali: (a) apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale; (b) apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere; (c) apprendistato di alta formazione e ricerca;
  • nell’apprendistato professionalizzate l’offerta formativa pubblica, interna o esterna alla azienda, finalizzata alla acquisizione di competenze di base e trasversali, non può essere superiore a centoventi ore per la durata del triennio ed è disciplinata dalle Regioni;
  • possibilità dell’utilizzo del contratto per i lavoratori in mobilità (si può definire una quarta tipologia di apprendistato);
  • contratto stipulabile anche dalla P.A. (la disciplina del reclutamento e dell’accesso, nonché l’applicazione del contratto di apprendistato per i settori di attività pubblici, di cui agli articoli 4 e 5 del presente decreto, è definita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze);
  • apertura (per il contratto di alta formazione) anche a percorsi misti di lavoro e ricerca;
  • possibilità di apprendistato per i praticanti di professioni ordinistiche;
  • forte rimando alla contrattazione collettiva e responsabilizzazione delle parti sociali. Il rinvio è alla contrattazione nazionale, per la regolamentazione e gestione dell’apprendistato professionalizzante (per l’uniformità su tutto il territorio);
  • gli accordi interconfederali e i contratti collettivi potranno stabilire la durata e le modalità di erogazione della formazione per l’acquisizione delle competenze tecnico-professionali e specialistiche, nonché la durata, anche minima, del contratto;
  • abbassamento della durata massima (tre anni), con l’eccezione delle figure professionali dell’artigianato (cinque);
  • fondamentale per contrastare la dispersione scolastica e avviare un riallineamento tra la domanda e l’offerta di lavoro è il rilancio dell’apprendistato di primo livello che diviene ora utilizzabile non solo per i minorenni ma anche per gli under 25, con la possibilità di conseguire in ambiente di lavoro, sulla falsariga del modello duale tedesco, una qualifica triennale o un diploma professionale quadriennale;
  • per le attività stagionali i contratti collettivi potranno prevedere specifiche modalità di svolgimento del contratto di apprendistato, anche a tempo determinato, comprese le durate minime;
  • verrà istituito il repertorio delle professioni predisposto sulla base dei sistemi di classificazione e inquadramento del personale previsti nei contratti collettivi di lavoro

Il regolamento per la valutazione delle scuole

Roma, 10 agosto 2012

Il Consiglio dei Ministri nella seduta odierna esaminerà la bozza di regolamento per la valutazione delle scuole che verrà presentato dal ministro Profumo. Le scuole dovranno attivare procedure di autovalutazione. Previste anche visite di nuclei esterni e attività di miglioramento monitorate dall’Invalsi.
Il provvedimento dovrà ancora superare diversi esami (parere del CNPI, della Conferenza Stato-Regioni, del Consiglio di Stato oltre che delle Commissioni parlamentari) per essere infine adottato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri.
Forse in autunno potrebbe essere approvato salvo le polemiche che usualmente si verificano ogni volta che si è voluta verificare la qualità della scuola.

Avvenire 10-08-2012 Pagelle alle scuole, ultimo atto. La valutazione diventa obbligatoria

Luisa Santolini su “Famiglia cristiana”: Scuole Paritarie IMU e contributi

Articolo Famiglia Cristiana
A cura di Luisa Santolini

15 luglio 2012

Stiamo attraversando uno dei periodi più difficili della nostra storia dal dopo guerra in poi e non dobbiamo dimenticarlo. Il Governo sta chiedendo a tutti gli italiani grandi sacrifici e non può fare diversamente. Tutto vero e tutto giusto, ma c’è un però. E riguarda ancora una volta le scuole paritarie. I problemi che si sono affacciati all’orizzonte sono due: il pagamento dell’ Imu e i fondi che verranno stanziati per l’anno 2013. La domanda è: la scuole paritarie devono pagare l’Imu o no? E se si perché? Ho fatto una interrogazione al Governo sull’argomento è mi è stato risposto che l’esenzione vale solo ed esclusivamente se gli Enti sono non commerciali, se gli immobili sono utilizzati da un ente non commerciale, se le attività sono svolte con modalità non commerciali. Inoltre si richiamano “le criticità sollevate dalla Commissione europea” per quanto riguarda l’esenzione della vecchia ICI agli Enti ecclesiastici. In attesa di una Circolare che dovrebbe chiarire questo ginepraio, faccio rilevare che il problema è mal posto dal Governo, nel senso che le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico come dichiara la Legge 62 del 2000, perché fanno parte a pieno titolo del sistema pubblico integrato della istruzione. Dunque sono esattamente come le scuole statali che non pagano alcuna Imu. Perché questa disparità di trattamento? Le scuole paritarie non possono essere considerate Enti commerciali perché riscuotono le rette, altrimenti anche gli Ospedali dovrebbero essere considerati commerciali perché riscuotono il ticket. E giustamente così non è.

Perché gli Ospedali e le cliniche convenzionate non pagano l’Imu e la scuole paritarie (laiche e cattoliche) invece si?

Vorrei aggiungere altre due considerazioni: la libertà di scelta educativa è ignorata da sempre in questo Paese perché le famiglie, se vogliono una scuola diversa da quella che “passa” lo Stato, devono pagare le rette, facendo grandi sacrifici. Ora al danno si aggiunge la beffa, perché lo Stato dice: a te famiglia faccio pagare la retta e questa mia illegittima decisione te la faccio pagare cara perché questa tua scelta va nel redditometro e a te scuola, che vivi con le tue sole forze, ti punisco ulteriormente facendoti pagare l’Imu come se fossi un Ente commerciale qualunque e non una risorsa. Va ricordato infine che lo Stato grazie alle scuole paritarie risparmia oltre 6 miliardi di Euro all’anno (mezza manovra finanziaria) e che aumentando gli aiuti alle scuole paritarie ogni Euro investito renderebbe allo stato 5 Euro di risparmio, che potrebbero essere reinvestiti in parte nella scuola statale. Questo vuol dire spending review: razionalizzare e ottimizzare. Quando i principi di economicità, di giustizia e di libertà saranno applicati anche alle famiglie?

Appoggi e critiche del mondo della scuola al Fornero-pensiero

Appoggi e critiche del mondo della scuola al Fornero-pensiero
tuttoscuola.com – martedì 8 maggio 2012

Si moltiplicano le reazioni da parte della politica e del mondo della scuola circa le affermazioni del ministro Elsa Fornero sui giovani italiani che conoscono troppo poco le lingue, tra cui anche l’italiano, nonché la matematica.

Oltre alla posizione dell’Associazione nazionale presidi (Anp), già riportata, si registra quella del Pd, per voce della responsabile Scuola della segreteria nazionale Francesca Puglisi, che spiega: “I giovani sanno troppo poco, perché il nostro Paese investe troppo poco in istruzione e nella risorsa più importante di cui disponiamo per rilanciare la crescita: il capitale umano”. “I dati sugli svantaggi dei ragazzi e delle ragazze italiane rispetto al resto d’Europa, presentati oggi dal ministro Fornero, li conosciamo da tempo. Per questo chiediamo al governo dei tecnici di segnare una discontinuità rispetto al governo della destra restituendo risorse, insegnanti e tempo scuola al nostro sistema formativo. I giovani – conclude Puglisi – hanno bisogno di avere le conoscenze e le competenze di base per continuare ad apprendere e aggiornarsi per tutta la vita”.

È d’accordo col ministro l’Associazione nazionale degli istituti non statali di educazione e di istruzione (Aninsei), il cui presidente dell’associazione, Luigi Sepiacci, dichiara: “Dobbiamo purtroppo costatare che il ministro del Lavoro quando denuncia che i nostri studenti non conoscono le lingue, italiano compreso, e non conoscono i rudimenti dell’aritmetica e della matematica non è lontana dalla realtà. La scuola italiana ha vinto la sfida di una scuola di massa per tutti, ma purtroppo a scapito del merito. Vale a dire che la qualità ogni giorno smentisce la quantità. Se non si introducono meccanismi premianti per il merito di docenti e studenti, se non si inseriscono meccanismi di competizione tra le scuole del sistema nazionale di istruzione non si riuscirà a superare l’autorefenzialità del sistema e a innescare meccanismi di miglioramento”.

Su posizioni condivise si muovono anche le dichiarazioni di Virgilio Falco, portavoce nazionale di StudiCentro, l’organizzazione studentesca dell’Udc: “Le parole dette dalla Fornero potranno far pur male, ma hanno un fondo di ragione: gli studenti italiani hanno problemi con le lingue e con le materie tecniche. Di sicuro non si possono dare tutte le colpe agli studenti: bloccare gli investimenti sul comparto scuola e università e la mancanza di un concreto progetto di aggiornamento della classe docente non accreditano il nostro sistema formativo ai vertici delle classifiche mondiali e di conseguenza rendono i diplomati e i laureati italiani meno preparati ad affrontare un mercato globalizzato”.

Più critiche le voci di altri rappresentanti delle organizzazioni studentesche.“Il ministro Fornero scopre l’acqua calda”. spiega Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell’Udu-Unione degli Universitari. “Da anni continuiamo a denunciare le problematiche di scuole e università. Il governo ora è costretto ad ammettere una realtà che tutti gli studenti italiani vivono in prima persona e conoscono da tempo. Dal governo ci dovremmo aspettare soluzioni, invece che conferme delle politiche che hanno portato a questa situazione drammatica. è ora di liberare la conoscenza”.

Sofia Sabatino, portavoce nazionale della Rete degli Studenti medi, allarga la prospettiva su iun discorso politico complessivo: “Di fronte ai continui blocchi all’accesso alla conoscenza è necessario prendere misure urgenti e immediate: innalzare l’obbligo scolastico a 18 anni, tutelare il valore legale del titolo di studio, bloccare il progetto di legge Aprea, garantire e aumentare le borse di studio, un accesso libero e gratuito alla cultura per gli studenti, eliminare il numero chiuso, annullare prestiti d’onore e ordini professionali ed estendere la banda larga su tutto il territorio nazionale. Più che guardare all’apprendistato come soluzione, sarebbe necessario rilanciare la qualità della scuola e dell’università pubbliche e fornire risposte alla dilagante precarietà giovanile”.

Sgravio contributivo sui premi previsti dali contratti aziendali o territoriali – premi erogati 2010 – D.I. 3.8.2011 – termine per invio domande

Con il messaggio n. 7597 del 4 maggio c.m. l’INPS ha comunicato il periodo entro il quale
vanno trasmesse via internet le domande di sgravio: dalle ore 15 del 7 maggio alle ore 23
del 3 giugno 2012.
In allegato il testo del messaggio n. 7597 e la documentazione relativa.

Fornero,giovani sanno troppo poco,nemmeno l’italiano (2)

FORNERO,GIOVANI SANNO TROPPO POCO,NEMMENO L’ITALIANO (2)

ANSA – ROMA, 7 MAG – Una percentuale troppo alta di giovani è lasciata a se stessa vive in uno stato d’abbandono. Anche nella fascia d’età 30-34 anni se si guarda ai giovani che hanno un titolo universitario la situazione non è migliore: la percentuale media europea è del 33,6%, in Italia 19,8%, in Francia 43,5%, in Spagna 40%, in Germania 30% e nel Regno Unito 43% «Se andiamo a guardare la qualità della nostra istruzione – ha osservato – si vede che i nostri ragazzi sanno troppo poco. È un mondo abbastanza sconsolante». Fornero ha anche detto che l’università ha sempre tenuto un atteggiamento snob nei confronti delle imprese. (ANSA) 07-MAG-12 13:15

ANSA – Roma, 6 mag – scuola: profumo, niente test per chi insegna da 3 anni

SCUOLA: PROFUMO, NIENTE TEST PER CHI INSEGNA DA 3 ANNI
ANSA – ROMA, 6 MAG – I docenti con almeno tre anni di servizio «saranno ammessi in aula», a fine anno, al primo corso di tirocinio per conseguire l’abilitazione. A dirlo il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, in un’intervista al Corriere della Sera. Questi insegnanti «non dovranno sostenere alcuna prova preselettiva, perchè sono persone che nella realtà il tirocinio l’hanno già fatto», spiega Profumo. «Finito il corso, come tutti gli altri tirocinanti, dovranno superare la prova finale. E con questo sistemiamo una delicata questione che si è creata dopo la chiusura delle scuole di specializzazione». Il tirocinio è solo una parte del progetto sulla scuola, che grazie all’aggiornamento del sistema «porterà allo svuotamento delle graduatorie». «Il punto di partenza – dice Profumo – è che l’ultimo concorso per l’immissione in ruolo è stato fatto nel 1999, e per alcune classi di concorso addirittura nel ’90. Noi abbiamo quindi lavorato a un progetto per far ripartire il sistema. Il tirocinio, innanzitutto, ma poi, subito dopo, i concorsi per le cattedre». Entro l’anno, prosegue il ministro, «bandiremo un primo concorso», cui potranno accedere i docenti già abilitati, ma «già nella prossima primavera faremo un altro bando, al quale potranno accedere anche i nuovi abilitati. I vincitori entreranno in servizio nel 2015-2016». «La mia idea dopo, – conclude – è quella di dare una cadenza biennale ai concorsi». (ANSA) 06-MAG-12 08:41

ANSA – Roma, 6 mag – scuola: istituti non statali, no a sanatoria per docenti

SCUOLA: ISTITUTI NON STATALI, NO A SANATORIA PER DOCENTI

ANSA – ROMA, 6 MAG – No alla sanatoria per il corpo docente. È quanto chiede Luigi Sepiacci, presidente dell’Associazione delle scuole non statali Aninsei che aderisce a Confindustria. «In relazione alle dichiarazioni del ministro per l’Istruzione Francesco Profumo che, per i precari, sembra voler ripercorrere l’abusata soluzione dell’immissione in ruolo, senza prova preselettiva, mi torna in mente un vecchio detto chi sa fa, chi non sa insegna, la cui popolarità la dice lunga sulla credibilità della classe docente italiana salita in cattedra, senza aver superato una vera selezione di merito». «Anche le annunciate novità del ministro Profumo sembrano andare in questa direzione. La scuola paritaria, come stabilito dalla legge 62/2000 dell’allora ministro Luigi Berlinguer, fa parte del sistema nazionale di istruzione – aggiunge Sepiacci – si trova vincolata, suo malgrado, alle scelte fatte per la scuola statale». «La scuola non statale – conclude la nota – coglie l’occasione per rivendicare il proprio diritto a poter formare autonomamente i suoi insegnanti, in collaborazione con gli istituti universitari e attraverso l’utilizzo di percorsi di apprendistato e di alta formazione e ricerca, così come previsto dal Testo Unico sull’apprendistato, il D.lgs. 167/2011». (ANSA). 06-MAG-12 16:43

TUTTOSCUOLA.com – Scuole paritarie: siamo più multimediali delle statali

tuttoscuola.com
lunedì 23 aprile 2012

Scuole paritarie: siamo più multimediali delle statali

Alcune settimane fa, dopo la pubblicazione da parte del Miur del monitoraggio generale sulle Indicazioni per il primo ciclo, su qualche organo di stampa si era tentata una certa polemica su un aspetto dei dati pubblicati, scelto tra i tanti: la ricchezza di strumenti multimediali nella scuola.
L’articolo aveva sottolineato il fatto che nelle scuole paritarie, carenti di strumentazione multimediali, vi era un ritardo di parecchi anni nell’uso delle tecnologie didattiche.
Scuola statale all’avanguardia, dunque, scuola paritaria arretrata.
La risposta si è fatta un po’ attendere, ma, come era prevedibile, è arrivata, decisa, a confutare l’accusa. Ci ha pensato Luigi Sepiacci, presidente dell’Aninsei, l’associazione nazionale istituti non statali di educazione e istruzione che, in occasione in occasione dell’assemblea nazionale dell’associazione a Roma, ha dichiarato: “Dall’uso delle lavagne interattive multimediali ai compiti in classe compilati sui tablet, dalla formazione ad hoc dei docenti alle nuove forme di comunicazione scuola- famiglia, la scuola non statale, in proporzione, è più multimediale di quella statale”. “’le scuole che aderiscono ad Aninsei che si possono definire multimediali – ha precisato Sepiacci – sono il 10-15% del totale, una percentuale più alta di quella registrata tra le scuole pubbliche”.
In un ipotetico duello tecnologico, secondo Sepiacci, le scuole private e paritarie avrebbero la meglio sugli istituti statali, “soprattutto perché prima degli strumenti tecnologici in questi istituti arriva la formazione dei docenti. Anche se le scuole pubbliche hanno più strumenti a disposizione – ha osservato – non é detto che vengano usati di più agli alunni”.
Gli ha fatto eco il direttore Education Confindustria, Claudio Gentili che ha ricordato che “Le scuole pubbliche cablate sono 14 su 50 mila, mentre quelle di Aninsei, secondo l’associazione, sono una trentina su più di 1000 istituti. Da settembre 2012 arriveranno a quota 50”.
“Finora – ha aggiunto Gentili – nella scuola pubblica sono stati distribuiti 50 mila tablet e le classi 2.0 sono solo 467. La scuola 2.0 é necessaria per riconciliare il mondo dell’istruzione con quello del lavoro”.

Educ@re 2.0, l’evoluzione della didattica – l’ innovativo progetto di A.N.I.N.S.E.I. sara’ il futuro prossimo dell’insegnamento

Roma, 20 aprile 2012

“Classi educ@re 2.0” è l’innovativo strumento creato da A.N.I.N.S.E.I. – l’Associazione nazionale degli Istituti scolastici parificati e privati – in grado di mettere in rapporto diretto lo studente con tutte le innovazioni tecnologiche disponibili, applicate al campo della formazione, dell’apprendimento e dell’aggiornamento.
All’interno del progetto “Classi educ@re 2.0” la formazione è, attraverso l’uso degli strumenti multimediali, continua. Sia per gli studenti che apprendono, sia per i docenti che sono in costante aggiornamento.
Il docente scende per la prima volta, realmente, dalla cattedra per mettersi di fianco all’allievo, così da valutare insieme, in modo critico, distaccato e maturo, le molteplici e non sempre veritiere, informazioni che potrebbero investire, e quindi sviare, il corretto percorso di apprendimento del programma di studio, da parte dello studente.
“Così l’insegnamento diventa didattica digitale – spiega il presidente di ANINSEI Luigi Sepiacci, per poi aggiungere – l’esperimento già avviato su alcune classi pilota porterà, ne siamo convinti, alla riorganizzazione del modello scolastico classico tradizionale nella rete di scuole dell’ANINSEI che hanno sposato il progetto”.
“Classi educ@re 2.0 sarà un’esperienza concreta – aggiunge il presidente ANINSEI – che, di fatto, aprirà la strada al futuro dell’attività didattica, nelle scuole di ogni ordine e grado”.
Il progetto Classi educ@re 2.0 è stato illustrato, durante il sessanquattresimo congresso ANINSEI, da importanti insegnanti che ne hanno suddiviso l’illustrazione in 4 diverse fasi:

1. L’Insegnamento per Competenze, illustrato dal prof. Bruno Bordignon, dell’Università Salesiana di Roma

La competenza è un processo attivo nella persona e comprende pensiero e azione, poiché la conoscenza umana è completa solamente quando coinvolge tutta la persona, la mette in relazione con la realtà e noi giungiamo a trasformare la realtà attraverso l’investimento imprenditoriale nel nostro capitale umano, con risultati che si dimostrano essere sempre superiori alle risorse impiegate.
Se le azioni di insegnamento e di apprendimento vengono attivate per competenze, esse comporteranno la trasformazione della realtà vissuta, in positivo; l’apprendimento diventa quindi un apprendistato d’interpretazione creativa delle situazioni, imprenditoriale e di Comunicazione, delle proprie prestazioni.
La ristrutturazione conseguente della situazione didattica stessa comporta il procedere, oltre il mondo virtuale, per giungere al contatto attivo e umano di scambio con la realtà e l’inserimento imprenditoriale del proprio capitale umano nel mondo del lavoro.

2. Educ@re 2.0 e imprese a cura di Claudio Gentili, Direttore Education Confindustria

Il rapporto con il mondo del lavoro e delle imprese è strutturalmente presente nell’apprendimento per competenze. La didattica Educ@re 2.0 abilita infatti gli studenti ad una comunicazione professionalmente qualificata e alla conseguente ristrutturazione della progettazione umana, sia in rapporto alla dimensione teorica di essa che, soprattutto, all’intervento di trasformazione imprenditoriale della realtà.
La qualità delle conquiste imprenditoriali deve rinnovare la formazione nei giovani e metterli in contatto diretto con il mondo delle imprese più dinamiche. Essere competente significa essere imprenditore del proprio capitale umano.

3. Educ@re 2.0: la situazione didattica illustrato dal prof. Alberto Pian, dell’Università degli Studi della Tuscia

La sperimentazione di Educ@re 2.0 permette di migliorare gli apprendimenti, realizzando una situazione didattica, nella quale colui che apprende è coinvolto con tutta la propria persona: apprende la teoria (pensiero), struttura i progetti, agisce con risultati che rispondono ai bisogni e alle attese, in forma imprenditoriale e di comunicazione e di scambio ed è in costante miglioramento personale. La ristrutturazione della situazione didattica comporta non solamente la conoscenza e l’uso della nuove tecnologie multimediali, ma la presenza di un docente vero e proprio tutor del discente, che gli sta a fianco, affinché con il tempo maturi criticamente di fronte alla valanga di informazioni disponibili e giunga alla creatività ed al miglioramento continuo di un processo di apprendimento competente .
4. Due classi Educ@re 2.0: presentazione di una didattica in azione di Marianna Neri della Scuola Primaria Il Serafino di Roma e di Angelo Dalessandri del Liceo scientifico Edmondo De Amicis di Milano

Nelle scuole dell’ANINSEI si stanno da tempo sviluppando classi Educ@re 2.0. Sono stati infatti presentati i primi risultati, tutti favorevolmente positivi, raggiungi da due delle classi che hanno già attivato la didattica multimediale. Sono state quindi simulate lezioni ed è stato illustrato il percorso sperimentale, formativo e didattico, compiuto dai docenti delle stesse.