OPERATIVO ENBISCUNS, L’ENTE NAZIONALE DELLA SCUOLA NON STATALE CON UN BANDO PER IL SOSTEGNO ALLA GENITORALITA’

“Con questo bando, il primo atto ci auguriamo di una proficua serie, avviamo l’attività dell’ENBiScuNS Ente Nazionale Scuola Non Statale, cioè l’Ente che ANINSEI Confindustria e Federazione UIL SCUOLA RUA hanno affiancato all’EBINS per la gestione della Bilateralità prevista dell’Art. 3 del CCNL 2024-2027”, così annuncia il presidente nazionale di ANINSEI Confindustria Enrico Pizzoli, che poi prosegue: “di concerto con la Uil Scuola Rua abbiamo voluto iniziare proprio con il bando per l’assegnazione di contributi a titolo di rimborso spese ai lavoratori per il sostegno alla genitorialità 2024/2025, a dimostrazione di quanto il mondo della Scuola non statale tenga davvero, e in modo reale, ai propri lavoratori”.

Ben 500 mila euro a disposizione di tutte le lavoratrici e i lavoratori della Scuola non statale con contratto ANINSEI – spiega Luigi Sepiacci, presidente dell’ENBiScuNS Ente Nazionale Scuola Non Statale, che invita a compilare l’apposito modulo presente sul sito ENBiScuNS per aver accesso a tali contributi e che poi aggiunge: “sono previste una serie di misure, in base alle diverse situazioni soggettive con possibili contribuiti individuali che vanno da euro 1.000,00 massimi per ciascun lavoratore, per il rimborso di spese relative a minori inclusi nel nucleo familiare, fino a contributi individuali di euro 1.500,00 massimi per ciascun lavoratore, per il rimborso di spese relative a minori disabili inclusi nel nucleo familiare. Affrettatevi dunque: il bando scade il prossimo 31 marzo 2025 alle ore 18”.

Un bando importantissimo quindi che aiuta fattivamente le famiglie dei lavoratori delle Scuole non statali con contratto ANINSEI.

Qui di seguito il bando: https://enbiscuns.it/wp-content/uploads/2025/03/2024-2025-Bando-1_Genitorialitaa.pdf

E la domanda di partecipazione da doversi appositamente compilare per avere accesso al relativo contributo:   https://enbiscuns.it/bandi/

 

Chi è ENBiScuNS

ENBiScuNS Ente Nazionale Bilaterale Scuola Non Statale è l’Ente a cui ANINSEI Confindustria e Federazione UIL SCUOLA RUA hanno affidato, a partire dal 1° gennaio 2025 la gestione della Bilateralità come previsto dell’Art. 3 del CCNL 2024-2027 per il personale della Scuola non statale istituzioni scolastiche, formative ed educative aderenti all’ANINSEI Confindustria.

Le prestazioni previste dalla bilateralità costituiscono un diritto contrattuale per ogni singolo lavoratore il quale matura, esclusivamente nei confronti delle imprese se non iscritte all’ANINSEI e, quindi, non versanti al sistema bilaterale, il diritto all’erogazione diretta da parte dell’impresa dell’EAR di 25 euro mensili, in aggiunta alla retribuzione, per 13 mensilità all’anno. Tale importo non è assorbibile e rappresenta un elemento aggiuntivo della retribuzione (E.A.R.) che incide su tutti gli istituti retributivi di legge e contrattuali, compresi quelli indiretti o differiti, escluso il TFR. Tale importo dovrà essere erogato in busta paga con cadenza mensile e conserva carattere aggiuntivo rispetto alle prestazione dovute ad ogni singolo lavoratore in adempimento dell’obbligo di cui al comma 3. Per i lavoratori assunti con contratto part-time, tale importo è corrisposto proporzionalmente all’orario di lavoro e, in tal caso, il frazionamento si ottiene utilizzando il divisore previsto dal CCNL.

 

Roma, 17 marzo 2025

 

TEMPI: ANINSEI smentisce le false notizie circolate e spiega le vere ragioni che sono alla base del ritardo nei pagamenti dei contributi statali

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ANINSEI fa il punto sui mancati pagamenti da parte dello Stato del contributo alle Scuole Paritarie

di Francesco Pinti

19/07/2016

Il presidente Luigi Sepiacci reagisce alle false informazioni comparse sugli organi di stampa

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Il presidente Luigi Sepiacci reagisce e fa il punto della situazione sulle false informazioni comparse sugli organi di stampa che accusano Aninsei di essere la causa dei ritardi e dei mancati pagamenti da parte dello Stato del contributo alle Scuole Paritarie.

Presidente Sepiacci cosa sta succedendo? Perché questa Vostra reazione e presa di posizione?
Aninsei a differenza di quanto è stato fatto credere ai suoi lettori combatte le situazioni di privilegio, non le ricerca per i suoi associati. Ed è stata costretta a chiedere il giudizio di ottemperanza al supremo giudice amministrativo: il Consiglio di Stato, in quanto il recentissimo DM del MIUR n. 637 del 3.6.2016, che assegna i contributi alle scuole Paritarie, è stato adottato 5 mesi dopo la sentenza 292/2016 in evidente difformità ai parametri stabiliti nella sentenza del Consiglio di Stato sull’argomento.

Ci spieghi meglio
Sui contributi dello Stato alle scuole paritarie siamo stati costretti a richiedere l’ottemperanza della sentenza 292/2016 del Consiglio di Stato, poiché il lasciare le cose come stanno ora sarebbe stato profondamente ingiusto verso i nostri associati e verso tutti quei gestori di scuole paritarie che oltre a dare un servizio d’eccellenza, lo riescono a fare dietro corrispettivi di quelli richiesti da scuole gestite da enti senza scopo di lucro. Se avessimo lasciato le cose come sono ora sarebbe stato paragonabile a permettere che ai poveri che hanno i capelli neri venga impedito di andare a sfamarsi alla mensa dei poveri: perché essa è stata pensata solo ed esclusivamente per i poveri che hanno i capelli rossi. Ciò è assurdo e inaccettabile.

Ci spiega cosa sta succedendo in merito alla ripartizione dei fondi ministeriali che vengono annualmente assegnati alla scuola paritaria?
Premetto che tutto nasce da una sentenza che appare rivoluzionaria nel panorama delle scuole paritarie italiane, ma che in realtà è il calco della normativa comunitaria già esistente. Mi riferisco cioè aI pronunciamento del Consiglio di Stato contenuto nella sentenza n. 292/16 dove si è chiaramente stabilito che le scuole senza scopo di lucro sono quelle che erogano il loro servizio senza corrispettivo o con il versamento di un importo simbolico.

 Quindi, questo cosa sta a significare?
Vuole dire che scuole che erogano lo stesso servizio, a fronte di corrispettivi di uguale entità, non possono essere discriminate a fronte di criteri soggettivi, in merito cioè alla sola forma dell’ente gestore. Questo è previsto dalla normativa comunitaria che non ammette aiuti di Stato poiché potrebbero turbare la libera concorrenza, creando degli indebiti vantaggi verso gli uni, rispetto agli altri. Stiamo parlando di uno dei pilastri su cui si fonda l’Europa, cioè la libera concorrenza garantita dalla parità di trattamento da parte dello Stato. Altro che privilegi e privilegi di Aninsei!

Quindi, in realtà, non siete voi a volere essere privilegiati, bensì il mondo della scuola paritaria che è strutturata sotto forma di no profit e che rivendica il mantenimento dello status quo?
Ci spieghi il mondo della scuola cosiddetta No Profit come le scuole Aninsei possano erogare uno stesso servizio, se non migliore, e distribuire utili, mentre le strutture formalmente No Profit con rette di pari importo, e con i contributi dello Stato, a mala pena pareggiano i bilanci.

Sembrerebbe quindi solo un problema di politiche aziendali, di oculate scelte imprenditoriali che mal si addicono al mondo del no profit.
Ma vede è questo un problema non nuovo: già ai primi del 2013, l’ANINSEI, anche sulla scia dell’allora dichiarazione del vicepresidente della Commissione europea, con delega alla Concorrenza, Joaquín Almunia, che aveva affermato: Gli enti senza scopo di lucro svolgono un ruolo sociale importante. Tuttavia, quando tali enti operano sugli stessi mercati degli operatori commerciali, dobbiamo assicurarci che non beneficino di vantaggi indebiti, si rivolgeva al ministro Profumo perché di tale principio si tenesse conto nel DM sui criteri per la ripartizione dei fondi alle scuole paritarie, in via di emanazione. Ma il DM n. 46 del 30/01/2013, comunicato con circolare del 6/02/2016, contrariamente a quanto auspicato ripeteva pedissequamente le discriminazioni degli anni precedenti e pertanto l’ANINSEI si vedeva costretta a ricorrere al Tribunale Amministrativo Regionale. Con ricorso notificato l’8 aprile 2013 impugnava il decreto deducendone l’illegittimità.

Quindi è una vicenda che vi vede coinvolti da ben tre anni?
Infatti, noi di Aninsei ci rivolgemmo al Tar del Lazio per l’annullamento del decreto ministeriale n. 46 del 30 gennaio 2013. Il TAR sulla vicenda si pronunciò con la sentenza n. 3470/2014, depositata in data 28.3.2014, così stabilendo: lo accoglie in parte, e per l’effetto annulla l’art.4, comma 1, del d.m. 30 gennaio 2013, n. 46 in epigrafe impugnato nei termini indicati in motivazione. Lo respinge per la restante parte. Compensa tra le parti spese, diritti ed onorari. In realtà Il TAR Lazio pur riconoscendo la validità delle tesi della ANINSEI sulla illegittimità di un criterio soggettivo nell’individuazione delle scuole da considerare senza scopo di lucro e quindi sulla necessità di criteri oggettivi poi riproponeva criteri soggettivi.

 Ma non siamo ancora ai giorni nostri, vero?
Sia il MIUR che l’ANINSEI, per ragioni ovviamente opposte, non soddisfatti della sentenza si sono rivolti al Consiglio di Stato con appello n. 7068 del 2014, il primo, e con appello n. 7228 del 2014, la seconda e costituendosi nel reciproco ricorso dell’avversario.

A questo punto ci parli della rivoluzionaria sentenza del Consiglio di Stato di gennaio scorso.
Riunificati i ricorsi il Consiglio di Stato, sezione VI, presidente Filippo Patroni Griffi, consigliere estensore Marco Buricelli con la sentenza n. 292/2016 depositata il 28.1.2016 si è pronunziata stabilendo: -accoglie l’appello n. RG 7228 del 2014 di Aninsei per le ragioni ed entro i limiti specificati in motivazione e, per l’effetto, in riforma parziale della sentenza impugnata, accoglie il ricorso di primo grado annullando il provvedimento impugnato in prime cure entro i limiti specificati al p. 4.1. della motivazione;
-respinge l’appello n. RG 7068 del 2014 del MIUR; 
-condanna il Ministero a rimborsare ad Aninsei le spese, i diritti e gli onorari di entrambi i gradi dei giudizi riuniti, che si liquidano in complessivi € 5.000,00 (euro cinquemila/00), comprensivi del rimborso delle spese generali, oltre a IVA e a CPAOrdina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa. Insomma il Consiglio di Stato ha pronunciato una sentenza epocale: in buona sostanza, ha accolto la tesi dell’ANINSEI che le scuole paritarie senza fini di lucro non sono quelle gestite da soggetti giuridici senza fini di lucro, secondo il criterio soggettivo, ma sono quelle che svolgono il servizio scolastico senza corrispettivo, vale a dire a titolo gratuito, o dietro il versamento di un corrispettivo solo simbolico, per l’attività didattica prestata.

Immaginiamo lo stupore dei vertici del MIUR.
Ma vi è dipiù, le scuole gestite da enti senza scopo di lucro e gli enti con scopo di lucro sono da equiparare nella concessione di contributi diretti o indiretti, quando richiedono alle famiglie degli studenti i corrispettivi per le prestazioni didattiche svolte. Ne consegue che in assenza della condizione, da valutare in termini rigorosamente oggettivi, della gratuità o della quasi gratuità del servizio, il vantaggio selettivo e cioè i contributi e le esenzioni concessi solo ad alcuni Enti operanti nel settore (gli enti senza fini di lucro) costituisce “aiuto di Stato”, e si incorre perciò nel divieto e nel regime di illegittimità sancito più volte in sede comunitaria dalla Commissione Europea e, nelle sue pronunce, dalla Corte di Giustizia Europea. Una per tutte, vale la pena di ricordare la famosa sentenza della Corte di Giustizia 27 luglio 2003 – Altmark- in tema di aiuti di Stato. In realtà la sentenza del Consiglio di Stato diventa rilevante anche per un’altra questione sul tappeto e cioè la questione relativa alle agevolazioni in tema di IMU e di TARI.

Qual è stata la reazione del Ministero dell’Istruzione?
Uscita la sentenza l’ANINSEI si è subito rivolta al Capo di Gabinetto del MIUR per chiedere un incontro sulle conseguenze della sentenza. Con continui rinvii di appuntamenti telefonici si è arrivati alla fine di maggio senza che si arrivasse ad alcun confronto. L’ANINSEI  si era però nel frattempo rivolta anche al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Claudio De Vincenti con il quale nel mese di luglio 2015 era stato affrontato il tema delle agevolazioni in tema di IMU e di TARI in un tavolo di confronto al quale erano presenti rappresentanti del MIUR, del MEF e delle associazioni della scuola paritaria. Con la nota protocollo n. DICA 0007327  del 5.4.2016 ha sollecitato il Dipartimento per il Coordinamento Amministrativo – Segretariato Generale della Presidenza del Consiglio per sollecitare gli Uffici di Gabinetto del MEF e del MIUR “a voler dare utili notizie all’Associazione”, ma senza alcun effetto.

E veniamo così ad oggi, all’emanazione del DM 637 del 3.6.2016 relativo ai contributi dell’anno scolastico 2015/2016.
I primi di giugno, su diffida della FISM Federazione Italiana Scuole Materne che si dichiarano allo stremo per la mancata corresponsione dei contributi, il ministro Giannini firma il D.M. 367/2016 e lo invia alla Corte dei Conti per il controllo di legittimità. Il Decreto che ha impegnato per oltre 4 mesi il Capo e il Vice Capo di Gabinetto, non supera però a giudizio dei legali dell’ANINSEI i landmark fissati dalla sentenza del Consiglio di Stato infatti accanto a criteri oggettivi il DM ripropone criteri soggettivi ripetendo una operazione di ortopedizzazione interpretativa che il Consiglio di Stato aveva già attribuito al TAR Lazio nella sentenza n. 3074/2014 che con la sentenza n. 292/2016 ha riformato.

Quindi per Aninsei siamo di nuovo al punto di partenza?
Attenzione, non per Aninsei, ma per il Consiglio di Stato, supremo giudice amministrativo, che ha detto: è irrilevante che un istituto scolastico, gestito secondo criteri imprenditoriali (e dunque finanziato con le rette pagate dagli alunni) faccia capo a soggetti i quali destinano a finalità di solidarietà sociale gli eventuali utili che residuano una volta remunerati i fattori produttivi. Ma ancor più è definibile operazione di ortopedizzazione interpretativa è il volere definire il versamento di corrispettivi di importo simbolico tali da coprire solamente una frazione del costo effettivo del servizio. Stiamo parlando di contributi richiesti all’utenza che vanno da 5500 euro per le scuole dell’infanzia, ai circa settemila euro delle scuole superiori, come attualmente fissato nelle tabelle del MIUR. Mentre le scuole, anche se applicano le stesse rette simboliche (simboliche per modo di dire, ovviamente), ma risultando soggettivamente a scopo di lucro, non avrebbero diritto a nulla!

Presidente Sepiacci le sembra normale che il Ministero non abbia minimamente tenuto conto della sentenza del Consiglio di Stato?
No, assolutamente ed è per questo che Aninsei è stata costretta, da questa serie di eventi a presentare un nuovo ricorso al Consiglio di Stato, per ottenere l’ottemperanza alla sentenza dello stesso CdS n. 292 del 28 gennaio 2016 e per l’accertamento della nullità, previa sospensione, del Decreto Ministeriale 3 giugno 2016, protocollo n. 367.

Quindi in conclusione, come da alcuni sostenuto, la causa degli eventuali ritardi nei pagamenti non è imputabile ad Aninsei ed alla sua pervicace battaglia per le “briciole”?
Sono effettivamente briciole, che non consentono la libera scelta dei luoghi d’Istruzione da parte delle famiglie, ma i ritardi sono da attribuire solamente a chi intende mantenere uno stato di illegittimo privilegio. Un beneficio riconosciuto in maniera oggettiva non può essere considerato un privilegio per chi lo rivendica, mentre si afferma essere un diritto per chi già lo riceve.

Il Direttore di formiche.net, dopo avere rimosso l’articolo contro ANINSEI, si scusa pubblicamente, prende le distanze e intervista il Presidente Sepiacci.

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Contributi statali alle scuole. L’intervista a Sepiacci (Aninsei)

di Pietro di Michele

18/07/2016

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Conversazione di Formiche.net con Luigi Sepiacci, presidente di Aninsei, l’associazione che maggiormente raccoglie, a livello nazionale, gli istituti di Istruzione e di Educazione pubblici, non statali.

(Scusandoci con Aninsei per le valutazioni errate contenute in un recente post della blogger di Formiche.net, Suor Anna Monia Alfieri, Formiche.net ha voluto sentire la versione dell’associazione presieduta da Luigi Sepiacci. Michele Arnese)

“Aninsei combatte le situazioni di privilegio, non le ricerca per i suoi associati ed è stata costretta a chiedere il giudizio di ottemperanza in quanto il DM del MIUR n.637 del 3.6.2016, che assegna i contributi alle scuole Paritarie, è stato adottato 5 mesi dopo la sentenza 292/2016 in evidente difformità ai parametri stabiliti dalla sentenza del Consiglio di Stato sull’argomento”. Lo dice in una conversazione con Formiche.net Luigi Sepiacci, presidente di Aninsei: “Sui contributi dello Stato alle scuole paritarie siamo stati costretti a richiedere l’ottemperanza della sentenza 292/2016 del Consiglio di Stato, poiché il lasciare le cose come stanno ora sarebbe stato profondamente ingiusto verso i nostri associati. Sarebbe stato paragonabile a permettere che ai poveri che hanno i capelli neri  venga impedito  di andare mangiare alla mensa dei poveri: perché essa è stata pensata solo ed esclusivamente per i poveri che hanno i capelli rossi”.

Presidente Sepiacci, lei rappresenta Aninsei, l’Associazione che maggiormente raccoglie, a livello nazionale, gli istituti di Istruzione e di Educazione pubblici, non statali. Ci spiega cosa sta succedendo in merito alla ripartizione dei fondi ministeriali che vengono annualmente assegnati alla scuola paritaria?

“Occorre innanzitutto citare una novità fondamentale: mi riferisco cioè al pronunciamento del  Consiglio di Stato contenuto nella sentenza n. 292/16 dove si è chiaramente stabilito che le scuole senza scopo di lucro sono quelle che erogano il loro servizio senza corrispettivo o con il versamento di un importo simbolico”.

Quindi cosa significa ciò?

“Scuole che erogano lo stesso servizio, a fronte di corrispettivi di uguale entità, non possono essere discriminate a fronte di criteri soggettivi in merito alla sola forma dell’ente gestore”. “Questo è previsto dalla normativa comunitaria “che non ammette aiuti di Stato poiché potrebbero turbare la libera concorrenza, creando degli indebiti vantaggi verso gli uni, rispetto agli altri”. “Ci spieghi il mondo della scuola cosiddetta No Profit come le scuole Aninsei possano erogare uno stesso servizio, se non migliore, e distribuire utili, mentre le strutture formalmente No Profit con rette di pari importo, e con i contributi dello Stato, a mala pena pareggiano i bilanci”.

Sembrerebbe quindi un problema solamente di oculata gestione delle risorse affidate, pubbliche e private.

“Ma è un problema non nuovo: ai primi del 2013, l’ANINSEI, anche sulla scia della allora recente dichiarazione del vicepresidente della Commissione europea, con delega alla Concorrenza, Joaquín Almunia, che aveva affermato: “Gli enti senza scopo di lucro svolgono un ruolo sociale importante. Tuttavia, quando tali enti operano sugli stessi mercati degli operatori commerciali, dobbiamo assicurarci che non beneficino di vantaggi indebiti.”, si rivolgeva al ministro Profumo perché di tale principio si tenesse conto nel DM sui criteri per la ripartizione dei fondi alle scuole paritarie, in via di emanazione. Ma il DM n. 46 del 30/01/2013, comunicato con circolare del 6/02/2016, contrariamente a quanto auspicato ripeteva pedissequamente le discriminazioni degli anni precedenti e pertanto l’ANINSEI si vedeva costretta a ricorrere al Tribunale Amministrativo Regionale. Con ricorso notificato l’8 aprile 2013 impugnava il decreto deducendone l’illegittimità.

Quindi già nel 2013 voi di Aninsei vi rivolgeste al giudice amministrativo?

“Infatti, e il Tar del Lazio, sezione III bis, presidente Massimo Luciano Calveri, consigliere estensore Ines Simona Immacolata Pisano in quell’occasione con la sentenza n. 3470/2014, depositata in data 28.3.2014, si pronuncia sul ricorso proposto dall’ANINSEI per l’annullamento del decreto ministeriale n. 46 del 30 gennaio 2013 e “lo accoglie in parte, e per l’effetto annulla l’art.4, comma 1, del d.m. 30 gennaio 2013, n. 46 in epigrafe impugnato nei termini indicati in motivazione. Lo respinge per la restante parte. Compensa tra le parti spese, diritti ed onorari. In realtà Il TAR Lazio pur riconoscendo la validità delle tesi della ANINSEI sulla illegittimità di un criterio soggettivo nell’individuazione delle scuole da considerare senza scopo di lucro e quindi sulla necessità di criteri oggettivi poi ripropone criteri soggettivi”.

Non siamo ancora al punto di svolta della sentenza del CDS di gennaio scorso?

“Sia l’ANINSEI che il MIUR, per ragioni ovviamente opposte, non soddisfatti della sentenza si sono rivolti al Consiglio di Stato con appello n. 7228 del 2014, la prima, e con appello n. 7068 del 2014, il secondo e costituendosi nel reciproco ricorso dell’avversario.

Ci parli della sentenza del Consiglio di Stato

“Riunificati i ricorsi il Consiglio di Stato, sezione VI, presidente Filippo Patroni Griffi, consigliere estensore Marco Buricelli con la sentenza n. 292/2016 depositata il 28.1.2016 si è pronunziata stabilendo:
-accoglie l’appello n. RG 7228 del 2014 di Aninsei per le ragioni ed entro i limiti specificati in motivazione e, per l’effetto, in riforma parziale della sentenza impugnata, accoglie il ricorso di primo grado annullando il provvedimento impugnato in prime cure entro i limiti specificati al p. 4.1. della motivazione;
–respinge l’appello n. RG 7068 del 2014 del MIUR;

-condanna il Ministero a rimborsare ad Aninsei le spese, i diritti e gli onorari di entrambi i gradi dei giudizi riuniti, che si liquidano in complessivi € 5.000,00 (euro cinquemila/00), comprensivi del rimborso delle spese generali, oltre a IVA e a CPA.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.”

Il Consiglio di Stato in buona sostanza, ha accolto la tesi dell’ANINSEI che le scuole paritarie senza fini di lucro non sono quelle gestite da soggetti giuridici senza fini di lucro, secondo il criterio soggettivo, ma sono quelle che svolgono il servizio scolastico senza fini di lucro realmente, ovvero senza corrispettivo, vale a dire a titolo gratuito, o dietro il versamento di un corrispettivo solo simbolico, per l’attività didattica prestata.

“Dippiù: le scuole gestite da enti senza scopo di lucro e gli enti con scopo di lucro sono da equiparare nella concessione di contributi diretti o indiretti, quando richiedono alle famiglie degli studenti i corrispettivi per le prestazioni didattiche svolte. Ne consegue che in assenza della condizione, da valutare in termini rigorosamente oggettivi, della gratuità o della quasi gratuità del servizio, il vantaggio selettivo e cioè i contributi e le esenzioni concessi solo ad alcuni Enti operanti nel settore (gli enti senza fini di lucro) costituisce “aiuto di Stato”, e si incorre perciò nel divieto e nel regime di illegittimità sancito più volte in sede comunitaria dalla Commissione Europea e, nelle sue pronunce, dalla Corte di Giustizia Europea.

Una per tutte la sentenza della Corte di Giustizia 27 luglio 2003 – Altmark- in tema di “aiuti di Stato”.

In realtà la sentenza del Consiglio di Stato diventa rilevante anche per  un’altra questione sul tappeto e cioè la questione relativa alle agevolazioni in tema di IMU e di TARI”.

Qual è stata la reazione del MIUR?

“Uscita la sentenza l’ANINSEI si rivolgeva al Capo di Gabinetto del MIUR per chiedere un incontro sulle conseguenze della sentenza. Con continui rinvii di appuntamenti telefonici si è arrivati alla fine di maggio senza che si arrivasse ad alcun confronto. L’ANINSEI  si era nel frattempo rivolta anche al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Claudio De Vincenti con il quale nel mese di luglio 2015 era stato affrontato il tema delle agevolazioni in tema di IMU e di TARI in un tavolo di confronto al quale erano presenti rappresentanti del MIUR, del MEF e delle associazioni della scuola paritaria. Con la nota protocollo n. DICA 0007327  del 5.4.2016 interviene il Dipartimento per il Coordinamento Amministrativo – Segretariato Generale della Presidenza del Consiglio per sollecitare gli Uffici di Gabinetto del MEF e del MIUR “a voler dare utili notizie all’Associazione”, ma senza alcun effetto.

E veniamo ad oggi, all’emanazione del DM 637 del 3.6.2016

“I primi di giugno, su diffida della FISM Federazione Italiana Scuole Materne che si dichiarano allo stremo per la mancata corresponsione dei contributi, il ministro Giannini firma il D.M. 367/2016 e lo invia alla Corte dei Conti per il controllo di legittimità. Il Decreto che ha impegnato per oltre 4 mesi il Capo e il Vice Capo di Gabinetto, non supera però a giudizio dei legali dell’ANINSEI i “landmark” fissati dalla sentenza del Consiglio di Stato infatti accanto a criteri oggettivi il DM ripropone criteri soggettivi ripetendo una “operazione di  ortopedizzazione interpretativa” che il Consiglio di Stato aveva già attribuito al TAR Lazio nella sentenza n. 3074/2014 che con la sentenza n. 292/2016 ha riformato”.

Invero, ha detto il Consiglio di Stato, “è irrilevante che un istituto scolastico, gestito secondo criteri imprenditoriali (e dunque finanziato con le rette pagate dagli alunni) faccia capo a soggetti i quali destinano a finalità di solidarietà sociale gli eventuali utili che residuano una volta remunerati i fattori produttivi.”

Ma ancor più è definibile “operazione di  ortopedizzazione interpretativa” è il volere definire “il versamento di corrispettivi di importo simbolico tali da coprire solamente una frazione del costo effettivo del servizio” le rette percepite dalla scuola paritaria se inferiori anche di un solo euro al costo medio per studente, annualmente pubblicato dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ai fini della verifica del rispetto del requisito di cui all’articolo 4, comma 3, lettera c), del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze n. 200 del 2012. Mentre le scuole, anche se applicano le stesse “rette simboliche”, ma risultando “soggettivamente” a scopo di lucro non avrebbero diritto a nulla.

Che cosa avete deciso di fare dunque?

“L’Aninsei è stata costretta da questa serie di eventi a presentare un nuovo ricorso al Consiglio di Stato per l’ottemperanza alla sentenza dello stesso CdS n. 292 del 28 gennaio 2016 e per l’accertamento della nullità, previa sospensione, del Decreto Ministeriale 3 giugno 2016, protocollo n. 367”.

Quindi la causa degli eventuali ritardi nei pagamenti non è imputabile ad Aninsei?

“I ritardi che ne potranno conseguire non saranno da attribuire ad ANINSEI ma a quanti hanno speso la loro influenza per mantenere uno status di illegittimo privilegio, i nodi verranno al pettine e vedremo di chi sono i capelli intrecciati”.

Leggi qui la sentenza (2016-01-28_CdS_sentenza-292-2016)

Flc sul caso del Leonardo da Vinci di Milano

 Lombardia: Flc, nelle finte paritarie applicati contratti lavoro sottotutela

 25 febbraio 2016 ore 15.42

“Apprendiamo dalla stampa il meritorio intervento degli ispettori del Ministero dell’Istruzione in Lombardia che ha portato alla revoca dell’autorizzazione a quattro istituti paritari della nostra regione gestiti dalla Società Leonardo da Vinci che, utilizzando impropriamente il riconoscimento statale, elargivano diplomi di maturità in cambio di denaro”. Lo afferma Tobia Sertori, segretario generale della Flc Cgil Lombardia.

“Sarà un caso – osserva Sertori -, ma in queste scuole, oltre a non rispettare rigorosamente i dettami ministeriali, con una gestione “allegra “ delle pratiche degli studenti, a farne le spese erano anche i lavoratori, in particolare docenti, che venivano sfruttati e ricattati, non solo perché assunti senza abilitazione, ma anche perché a loro veniva applicato un vero e proprio contratto nazionale di sottotutela (il FILINS-FIINSEI), che rendeva e rende questi lavoratori dei veri propri “schiavi” alla mercé del datore di lavoro”.

In queste scuole finte paritarie, insomma, “il profitto non si faceva solo sulle spalle delle famiglie desiderose di far ottenere un diploma ai propri figli, ma anche a scapito dei lavoratori che erano sottopagati e con orari di lavoro al di là di ogni immaginazione”.

Il sindacalista dunque prosegue: “E’ giunto il momento che per ottenere la parità si debba applicare in queste scuole anche un Contratto Nazionale di Lavoro firmato almeno dalle associazioni dei datori di lavoro e dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, per dare un minimo garantito di qualità dei servizi di formazione e di qualità delle condizioni di lavoro”.

“Quello che è successo in Lombardia, rafforza in noi la convinzione a proseguire nella campagna di assemblee per rendere nota ai lavoratori ed alle lavoratrici la Carta dei diritti Universali del lavoro, che fa della effettività dei diritti e della trasparenza delle condizioni di lavoro nonché della rappresentanza sindacale e partecipazione le principali direttrici della legge di iniziativa popolare”, conclude.

 

ASCA 30 luglio 2013 – Lavoro: scuole private laiche, sindacati si accordano solo con religiose

Lavoro: scuole private laiche, sindacati si accordano solo con religiose
30 Luglio 2013 – 20:57

(ASCA) – Roma, 30 lug – Le scuole private laiche annuciano ricorso al ministero del Lavoro contro la decisione dei sindacati di non siglare con loro lo stesso accordo che hanno di recente chiuso con le scuole religiose. ”Il 24 luglio scorso la rappresentanza delle scuole cattoliche, facente capo all’Agidae, ha sottoscritto con i sindacati un accordo che prevede, tra l’altro, per l’anno scolastico 2013/2014, una ‘riduzione massima del 18% della retribuzione tabellare’ per i neoassunti”, premette in una nota Luigi Sepiacci, presidente dell’Associazione delle scuole non statali (Aninsei) aderenti a Confindustria. ”Fra tutte le firme – prosegue Sepiacci – risalta quella di Domenico Pantaleo, segretario generale di Flc-Cgil, giustificata con la crisi economica che ha colpito pesantemente la scuola non statale attraverso una riduzione generalizzata dell’utenza”. ”Analogo atteggiamento di disponibilita’ dei sindacati – si legge nel comunicato – non e’ stato pero’ tenuto nei confronti di Aninsei che ha visto nell’incontro odierno la chiusura totale per un accordo che affrontasse la situazione di crisi che ha pesantemente investito anche le scuole laiche”. ”Questa situazione – sottolinea Luigi Sepiacc – configura un vero e proprio dumping: meraviglia questo intervento a gamba tesa dei sindacati in un settore particolarmente in crisi che deve fare i conti con la presenza di contratti (ultimo il Ccnl Federterziario/Ugl) con minori retribuzioni e tutele per i lavoratori rispetto a quello Aninsei”. ”Alla nostra Associazione – conclude il presidente Luigi Sepiacci – non rimane che il ricorso al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali a difesa della sopravvivenza delle scuole nostre associate”. com-stt/sam/bra

ANSA 30 luglio 2013 – Scuola: Aninsei annuncia ricorso per vicenda contratto

Scuola: Aninsei annuncia ricorso per vicenda contratto “sindacati hanno firmato con istituti cattolici e non con noi” ROMA

(ANSA) – ROMA, 30 LUG – I sindacati hanno siglato un accordo per il rinnovo del contratto di lavoro con le scuole cattoliche ma non con quelle laiche. Lo denuncia l’Aninsei (Associazione nazionale istituti non statali di educazione e di istruzione) annunciando un ricorso al ministero del Lavoro.

“Il 24 luglio scorso la rappresentanza delle scuole cattoliche, facente capo all’Agidae, ha sottoscritto con i sindacati un accordo che prevede, tra l’altro, per l’anno scolastico 2013-2014, una ‘riduzione massima del 18% della retribuzione tabellare’ per i neoassunti. Fra tutte – spiega Luigi Sepiacci, presidente Aninsei (Confindustria) – risalta la firma di Domenico Pantaleo, segretario generale di Flc-Cgil, giustificata con la crisi economica che ha colpito pesantemente la scuola non statale attraverso una riduzione generalizzata dell’utenza. Analogo atteggiamento di disponibilità dei sindacati – afferma Sepiacci – però non è stato tenuto nei confronti di Aninsei che ha visto nell’incontro odierno la chiusura totale per un accordo che affrontasse la situazione di crisi che ha pesantemente investito anche le scuole laiche.

Questa situazione configura un vero e proprio dumping.
Meraviglia questo intervento a gamba tesa dei sindacati in un settore particolarmente in crisi che deve fare i conti con la presenza di contratti (ultimo il Ccnl Federterziario/Ugl) con minori retribuzioni e tutele per i lavoratori rispetto a quello Aninsei . Alla nostra Associazione – conclude il presidente – non rimane che il ricorso al Ministero del Lavoro a difesa della sopravvivenza delle scuole nostre associate”.(ANSA).

Il regolamento per la valutazione delle scuole

Roma, 10 agosto 2012

Il Consiglio dei Ministri nella seduta odierna esaminerà la bozza di regolamento per la valutazione delle scuole che verrà presentato dal ministro Profumo. Le scuole dovranno attivare procedure di autovalutazione. Previste anche visite di nuclei esterni e attività di miglioramento monitorate dall’Invalsi.
Il provvedimento dovrà ancora superare diversi esami (parere del CNPI, della Conferenza Stato-Regioni, del Consiglio di Stato oltre che delle Commissioni parlamentari) per essere infine adottato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri.
Forse in autunno potrebbe essere approvato salvo le polemiche che usualmente si verificano ogni volta che si è voluta verificare la qualità della scuola.

Avvenire 10-08-2012 Pagelle alle scuole, ultimo atto. La valutazione diventa obbligatoria

Luisa Santolini su “Famiglia cristiana”: Scuole Paritarie IMU e contributi

Articolo Famiglia Cristiana
A cura di Luisa Santolini

15 luglio 2012

Stiamo attraversando uno dei periodi più difficili della nostra storia dal dopo guerra in poi e non dobbiamo dimenticarlo. Il Governo sta chiedendo a tutti gli italiani grandi sacrifici e non può fare diversamente. Tutto vero e tutto giusto, ma c’è un però. E riguarda ancora una volta le scuole paritarie. I problemi che si sono affacciati all’orizzonte sono due: il pagamento dell’ Imu e i fondi che verranno stanziati per l’anno 2013. La domanda è: la scuole paritarie devono pagare l’Imu o no? E se si perché? Ho fatto una interrogazione al Governo sull’argomento è mi è stato risposto che l’esenzione vale solo ed esclusivamente se gli Enti sono non commerciali, se gli immobili sono utilizzati da un ente non commerciale, se le attività sono svolte con modalità non commerciali. Inoltre si richiamano “le criticità sollevate dalla Commissione europea” per quanto riguarda l’esenzione della vecchia ICI agli Enti ecclesiastici. In attesa di una Circolare che dovrebbe chiarire questo ginepraio, faccio rilevare che il problema è mal posto dal Governo, nel senso che le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico come dichiara la Legge 62 del 2000, perché fanno parte a pieno titolo del sistema pubblico integrato della istruzione. Dunque sono esattamente come le scuole statali che non pagano alcuna Imu. Perché questa disparità di trattamento? Le scuole paritarie non possono essere considerate Enti commerciali perché riscuotono le rette, altrimenti anche gli Ospedali dovrebbero essere considerati commerciali perché riscuotono il ticket. E giustamente così non è.

Perché gli Ospedali e le cliniche convenzionate non pagano l’Imu e la scuole paritarie (laiche e cattoliche) invece si?

Vorrei aggiungere altre due considerazioni: la libertà di scelta educativa è ignorata da sempre in questo Paese perché le famiglie, se vogliono una scuola diversa da quella che “passa” lo Stato, devono pagare le rette, facendo grandi sacrifici. Ora al danno si aggiunge la beffa, perché lo Stato dice: a te famiglia faccio pagare la retta e questa mia illegittima decisione te la faccio pagare cara perché questa tua scelta va nel redditometro e a te scuola, che vivi con le tue sole forze, ti punisco ulteriormente facendoti pagare l’Imu come se fossi un Ente commerciale qualunque e non una risorsa. Va ricordato infine che lo Stato grazie alle scuole paritarie risparmia oltre 6 miliardi di Euro all’anno (mezza manovra finanziaria) e che aumentando gli aiuti alle scuole paritarie ogni Euro investito renderebbe allo stato 5 Euro di risparmio, che potrebbero essere reinvestiti in parte nella scuola statale. Questo vuol dire spending review: razionalizzare e ottimizzare. Quando i principi di economicità, di giustizia e di libertà saranno applicati anche alle famiglie?

Appoggi e critiche del mondo della scuola al Fornero-pensiero

Appoggi e critiche del mondo della scuola al Fornero-pensiero
tuttoscuola.com – martedì 8 maggio 2012

Si moltiplicano le reazioni da parte della politica e del mondo della scuola circa le affermazioni del ministro Elsa Fornero sui giovani italiani che conoscono troppo poco le lingue, tra cui anche l’italiano, nonché la matematica.

Oltre alla posizione dell’Associazione nazionale presidi (Anp), già riportata, si registra quella del Pd, per voce della responsabile Scuola della segreteria nazionale Francesca Puglisi, che spiega: “I giovani sanno troppo poco, perché il nostro Paese investe troppo poco in istruzione e nella risorsa più importante di cui disponiamo per rilanciare la crescita: il capitale umano”. “I dati sugli svantaggi dei ragazzi e delle ragazze italiane rispetto al resto d’Europa, presentati oggi dal ministro Fornero, li conosciamo da tempo. Per questo chiediamo al governo dei tecnici di segnare una discontinuità rispetto al governo della destra restituendo risorse, insegnanti e tempo scuola al nostro sistema formativo. I giovani – conclude Puglisi – hanno bisogno di avere le conoscenze e le competenze di base per continuare ad apprendere e aggiornarsi per tutta la vita”.

È d’accordo col ministro l’Associazione nazionale degli istituti non statali di educazione e di istruzione (Aninsei), il cui presidente dell’associazione, Luigi Sepiacci, dichiara: “Dobbiamo purtroppo costatare che il ministro del Lavoro quando denuncia che i nostri studenti non conoscono le lingue, italiano compreso, e non conoscono i rudimenti dell’aritmetica e della matematica non è lontana dalla realtà. La scuola italiana ha vinto la sfida di una scuola di massa per tutti, ma purtroppo a scapito del merito. Vale a dire che la qualità ogni giorno smentisce la quantità. Se non si introducono meccanismi premianti per il merito di docenti e studenti, se non si inseriscono meccanismi di competizione tra le scuole del sistema nazionale di istruzione non si riuscirà a superare l’autorefenzialità del sistema e a innescare meccanismi di miglioramento”.

Su posizioni condivise si muovono anche le dichiarazioni di Virgilio Falco, portavoce nazionale di StudiCentro, l’organizzazione studentesca dell’Udc: “Le parole dette dalla Fornero potranno far pur male, ma hanno un fondo di ragione: gli studenti italiani hanno problemi con le lingue e con le materie tecniche. Di sicuro non si possono dare tutte le colpe agli studenti: bloccare gli investimenti sul comparto scuola e università e la mancanza di un concreto progetto di aggiornamento della classe docente non accreditano il nostro sistema formativo ai vertici delle classifiche mondiali e di conseguenza rendono i diplomati e i laureati italiani meno preparati ad affrontare un mercato globalizzato”.

Più critiche le voci di altri rappresentanti delle organizzazioni studentesche.“Il ministro Fornero scopre l’acqua calda”. spiega Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell’Udu-Unione degli Universitari. “Da anni continuiamo a denunciare le problematiche di scuole e università. Il governo ora è costretto ad ammettere una realtà che tutti gli studenti italiani vivono in prima persona e conoscono da tempo. Dal governo ci dovremmo aspettare soluzioni, invece che conferme delle politiche che hanno portato a questa situazione drammatica. è ora di liberare la conoscenza”.

Sofia Sabatino, portavoce nazionale della Rete degli Studenti medi, allarga la prospettiva su iun discorso politico complessivo: “Di fronte ai continui blocchi all’accesso alla conoscenza è necessario prendere misure urgenti e immediate: innalzare l’obbligo scolastico a 18 anni, tutelare il valore legale del titolo di studio, bloccare il progetto di legge Aprea, garantire e aumentare le borse di studio, un accesso libero e gratuito alla cultura per gli studenti, eliminare il numero chiuso, annullare prestiti d’onore e ordini professionali ed estendere la banda larga su tutto il territorio nazionale. Più che guardare all’apprendistato come soluzione, sarebbe necessario rilanciare la qualità della scuola e dell’università pubbliche e fornire risposte alla dilagante precarietà giovanile”.

Fornero,giovani sanno troppo poco,nemmeno l’italiano (2)

FORNERO,GIOVANI SANNO TROPPO POCO,NEMMENO L’ITALIANO (2)

ANSA – ROMA, 7 MAG – Una percentuale troppo alta di giovani è lasciata a se stessa vive in uno stato d’abbandono. Anche nella fascia d’età 30-34 anni se si guarda ai giovani che hanno un titolo universitario la situazione non è migliore: la percentuale media europea è del 33,6%, in Italia 19,8%, in Francia 43,5%, in Spagna 40%, in Germania 30% e nel Regno Unito 43% «Se andiamo a guardare la qualità della nostra istruzione – ha osservato – si vede che i nostri ragazzi sanno troppo poco. È un mondo abbastanza sconsolante». Fornero ha anche detto che l’università ha sempre tenuto un atteggiamento snob nei confronti delle imprese. (ANSA) 07-MAG-12 13:15