Coefficiente per la rivalutazione del TFR – giugno 2015

A giugno 2015 l’indice in base 2010 dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, considerato al netto dei prezzi dei tabacchi, è risultato pari a 107,3.

Il coefficiente utile per la rivalutazione del trattamento di fine rapporto maturato al 31 dicembre 2014, secondo l’art. 1 della L. 297/1982, è dunque pari a 1,00960280.

Nella tabella allegata sono riportati i valori dei coefficienti dal gennaio 2003.

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Il CdS ribalta la sentenza del TAR Lazio – Ripartono i licei quadriennali.

Roma, 18 febbraio 2015
Il Consiglio di Stato con la sentenza n. 832/15, depositata oggi, ha dichiarato legittimo il decreto ministeriale di istituzione del liceo breve quadriennale, ribaltando la sentenza del TAR Lazio che il 17 settembre 2014 il TAR Lazio aveva accolto il ricorso della CGIL – Lavoratori della Conoscenza ed aveva dichiarato illegittima la sperimentazione introdotta dal MIUR.
La sentenza del TAR Lazio, (b) che non aveva riguardato le sperimentazioni delle scuole paritarie(/b) ma solo le quattro scuole statali che in Italia che avevano a settembre avviato tali corsi. Quindi tali scuole possono proseguire tranquillamente nella sperimentazione. In evidenzia il Consiglio di Stato: “l’articolazione dei richiamati moduli sperimentali risulta nel complesso omogenea e adeguata, anche in considerazione del fatto che alla riduzione di un anno nella durata del corso di studi secondario di secondo grado fanno da contraltare: a) un maggiore numero di ore settimanali di lezione; b) un maggiore numero annuale di giorni di lezione; c) la sostanziale invarianza delle materie di insegnamento; d) la piena conferma ed applicazione delle vigenti disposizioni in tema di esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione e in tema di rilascio dei titoli di studio finali”.
Il liceo quadriennale è una realtà in vigore nella maggior parte dei paesi europei i cui studenti affrontano gli studi universitari con un anno di anticipo rispetto a quelli italiani. La sperimentazione elimina di fatto il gap tra i diplomati italiani e quelli europei, assicurando, nel contempo, competenze e conoscenze di prim’ordine, tramite un percorso di studi serio ed impegnativo, con un monte ore complessivo equivalente.
Sentenza del CdS del 18 febbraio 2015

Addetti alle aree attrezzate per l’infanzia, nei centri commerciali e similari – Inquadramento contrattuale

Roma, 10 gennaio 2014
La Commissione Paritetica Nazionale ANINSEI/OO.SS. firmatarie del CCNL (Art. 5, Parte prima, CCNL 2010-2012) si è riunita su richiesta dell’ANINSEI per individuare l’inquadramento contrattuale degli Addetti alle aree attrezzate per l’infanzia, nei centri commerciali e similari.
La Commissione Paritetica Nazionale ha deliberato che dette figure vadano inquadrate al livello II, area prima (Art. 5, Parte Seconda, Titolo II, CCNL 2010-2012 ) nella mansione degli” assistenti all’infanzia”.
L’orario di lavoro di detto personale è quindi di 38 ore settimanali, sottoposto a turnazione con orario normale di lavoro la domenica e nei giorni festivi per cinque giorni settimanali di lavoro e due di riposo.
La retribuzione è quella normale relativa al II livello.
Quanto sopra in deroga all’ Art. 34 e Art. 37 Parte Seconda Titolo VI del CCNL.
Quanto stabilito troverà più organica sistemazione nell’ articolato del rinnovo contrattuale.

Precari della Scuola di Stato – La Corte europea condanna l’Italia – La sentenza

La Corte europea ha emesso la attesa sentenza sui precari della scuola in Italia. «La normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinato nel settore della scuola è contraria al diritto dell’Unione. Il rinnovo illimitato di tali contratti per soddisfare esigenze permanenti e durevoli delle scuole statali non è giustificato». Non esistono criteri «oggettivi e trasparenti» per giustificare la mancata assunzione del personale con oltre 36 mesi di servizio, né l’Italia ha fatto niente per impedire il ricorso abusivo al rinnovo dei contratti.

I giudici sovranazionali hanno rilevato che la direttiva comunitaria contrasta con la nostra normativa nazionale che autorizza, in attesa dell’assunzione del personale di ruolo, il rinnovo dei posti vacanti e disponibili, senza indicare tempi certi ed escludendo possibilità di ottenere il risarcimento del danno.

Coefficiente per la rivalutazione del TFR – settembre 2014

settembre 2014 l’indice in base 2010 dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, considerato al netto dei prezzi dei tabacchi, è risultato pari a 107,1.
Il coefficiente utile per la rivalutazione del trattamento di fine rapporto maturato al 31 dicembre 2013, secondo l’art. 1 della L. 297/1982, è dunque pari a 1,01125000.
Nella tabella allegata sono riportati i valori dei coefficienti dal gennaio 2003 a settembre 2014.

SCUOLA/ La ricetta di Confindustria parte dal basso e batte il piano Renzi così titola Luisa Ribolzi un suo articolo su IL SUSSIDIARIO di venerdì 10 ottobre 2014

da IL SUSSIDIARIO di venerdì 10 ottobre 2014
http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2014/10/10/SCUOLA-La-ricett…

EDUCAZIONE
SCUOLA/ La ricetta di Confindustria parte dal basso e batte il piano Renzi
Luisa Ribolzi
I “cento punti” del documento L’education per la crescita presentato da Confindustria il 7 ottobre richiamano i “dodici punti” che riassumono le 126 pagine della “Buona Scuola” presentata dal governo lo scorso 3 settembre, e anche se il lavoro di Confindustria risale molto addietro nel tempo, e la quasi coincidenza è abbastanza casuale, un confronto è inevitabile, a cominciare dalla grafica, sobria e tradizionale in un caso, sbarazzina e programmaticamente accattivante nell’altro. La procedura adottata dalle due parti in causa è profondamente diversa: per usare il linguaggio degli studiosi di organizzazione, nel primo caso è bottom up, e nel secondo top down.
In altri termini, Confindustria ha proceduto raccogliendo le esperienze delle imprese e delle associazioni (riportate in quasi 140 pagine alla fine del testo), ed elaborando a partire da queste, in successione, un documento integrato dai pareri degli operatori, degli esperti, delle persone variamente coinvolte, fino ad arrivare ad una proposta passabilmente organica. Il governo ha lavorato elaborando con i suoi organi principali, il presidente del Consiglio e il ministro, che ringraziano i sottosegretari, i dirigenti, i presidi e tutte le persone che hanno partecipato ai “cantieri” (proprio quelli dove un tempo si costruivano le case di mattoni…), e ne hanno fatto una proposta sulla quale si è aperta la discussione sul web.
Da un lato, si parte dai fatti, per frammentari e tentativi che siano, dall’altro dalle “analisi e riflessioni”: ad esempio, si parla in astratto di “servizio civile per la scuola” citando la possibile presenza di dipendenti di azienda, mentre gli industriali di Udine citano “14 istituti con 1439 studenti che hanno partecipato a 37 incontri con 37 tecnici di 24 aziende su 17 argomenti diversi”. Quanto alla consultazione del Miur e alle aspettative salvifiche che suscita, mi restano non poche perplessità: il ministro Giannini al convegno di martedì parlava di una grande partecipazione, fra questionari compilati e suggerimenti pervenuti, ma se saranno veramente molte decine di migliaia, da un lato non sarà facile farne un’analisi e tenerne conto in modo non episodico, e dall’altro si creeranno non pochi problemi. Se, poniamo, l’80 per cento dei contributi affermasse che il piano di assunzione dei 150mila precari è da cestinare, che cosa farebbe il Governo? Dovrebbe ammettere di avere scherzato o nel promettere le assunzioni o nel promettere di sentire i pareri di tutti. La “democrazia del web” oltre che una frase fatta può essere anche un rischio (mi limito a citare la consultazione sull’abolizione del valore legale del titolo di studio).
Il modo in cui viene trattata la “questione insegnante” mi pare un altro indicatore della diversità di approcci tra cui, sia chiaro, ciascuno può legittimamente scegliere quello che preferisce): il punto di partenza della Buona Scuola è la necessità di stabilizzare il corpo docente, pena l’impossibilità di realizzare politiche di formazione e miglioramento dell’insegnamento, mentre l’associazione degli imprenditori parte dall’affermazione che gli insegnanti e la dirigenza sono i “fattori chiave che fanno la differenza con riguardo alla qualità e all’efficacia dell’insegnamento”, e quindi si dovrebbero evitare le “derive impiegatizie”.
Se il titolo recita “assumere tutti i docenti di cui la buona scuola ha bisogno” il contenuto smentisce le premesse, o quantomeno costituisce un brillante esempio di quel wishful thinking (pio desiderio, per chi non possegga quella conoscenza basica dell’inglese che si fa ancora desiderare nella nostra scuola) che caratterizza molte delle politiche educative non solo recenti. La buona scuola è una scuola che opera in base ad un progetto, non una scuola governata dal caso, come rileva nell’introduzione il documento di Confindustria, e un progetto si costruisce con docenti – e dirigenti – qualificati, motivati e scelti dalle scuole in base ai propri obiettivi educativi, e non assunti solo perché sono in coda. Tra l’altro, la maggior parte delle ricerche dimostra che più lunga è l’attesa, più diminuisce la motivazione.
E’ certamente possibile usare la scuola come serbatoio per l’impiego dei laureati disoccupati, controllando e tensioni sociali, ed è stato fatto in passato: ma per costruire la buona scuola non si parte dagli insegnanti di cui si dispone riciclandoli in qualche modo (grazie, bisogna dirlo, alla disponibilità della maggior parte di loro) con una tecnica che Lévi-Strauss definirebbe di bricolage, ma al contrario si deve decidere di quali e quanti insegnanti la scuola ha bisogno, formandoli adeguatamente e dando loro un contratto di lavoro che li incentivi a migliorare.
Dopo aver criticato l’eccessivo spazio lasciato alla “questione” insegnante dal documento sulla Buona Scuola, e in parte anche da L’Education per la crescita, ho commesso lo stesso errore ed ho occupato gran parte dello spazio parlandone io stessa. Del resto, è un punto cruciale, perché può esserci una buona scuola solo se ci sono dei buoni professori: anzi, con dei buoni professori, ogni scuola diventa prima o poi buona, tanto è vero che nonostante la normativa in Italia esistono molte buone scuole fatte da buoni docenti e dirigenti. Nonostante la normativa!
Sarebbe meglio che lo fossero grazie alla normativa. Poiché ho giocato tutto il mio intervento sulla differenza degli stili, vorrei concludere paragonando due frasi: gli imprenditori si dichiarano disponibili a partecipare ad un percorso “che sarà necessariamente lungo e faticoso, ma necessario”. Il governo propone co-design jams, barcamp o world cafés… Mi arrendo: quarant’anni di lavoro sulla scuola mi hanno lasciata impreparata. Prego i lettori del sussidiario di guardarmi con quel minimo di pietà che si riserva ai derelitti e ai marginali, tanto più che ho intenzione di chiedere ulteriore spazio per tornare su due temi che mi paiono cruciali: l’istruzione superiore e il settore paritario.

IMU e TASI – L’ANINSEI si rivolge all’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato

Le disposizioni emanate il 26 giugno 2014 in materia di IMU e di TASI (DM Ministero dell’Economia e delle Finanze) e la Nota Miur DG Ordinamenti del 2 luglio 2014 esentano le scuole gestite da gli enti non commerciale dal pagamento della IMU quando l’attività è svolta a titolo gratuito, ovvero dietro versamento di corrispettivi di importo simbolico e tali da coprire solamente una frazione del costo effettivo del servizio.
L’importo simbolico è tale se il corrispettivo medio (CM) e cioè la media degli importi annui che vengono corrisposti alla scuola dalle famiglie è inferiore al costo medio per studente (CMS) rilevato dall’OECD nella pubblicazione Education at glance.

Tabella. Spesa Annuale per studente distinta per livello di istruzione (CMS)

Spesa annua nelle istituzioni educative per studente Scuola dell’infanzia Scuola Primaria Istruzione secondaria di primo grado Istruzione secondaria di secondo grado
€ 5.739,17 € 6.634,15 € 6.835,85 € 6.914,31

Fonte Education at glance OECD

Per cui la Scuola dell’infanzia paritaria, gestita da un ente non commerciale, che ha un CM (corrispettivo medio) ad esempio d € 5.000,00 non pagherà l’IMU mentre se gestita da un ente commerciale magari con un CM (corrispettivo medio), inferiore, di € 4.500,00 dovrà pagarla.

Vedremo cosa dirà l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in risposta alla segnalazione dell’ANINSEI.