Archives Aprile 2020

4° Webinar ANINSEI Confindustria: 29 aprile ore 17.00

ANINSEI-Confindustria2020

COVID-19 CORONAVIRUS, ANINSEI CONFINDUSTRIA

“WEBINAR GRATUITI APERTI A TUTTI I SOCI E AI NON SOCI”

Il 29 aprile alle ore 17;00 si terrà il 4° webinar organizzato da ANINSEI Confindustria. “Gestione della liquidità e il ricorso al credito” il tema che verrà trattato con l’aiuto di tre esperti: l’avv. Innocenzo Megali,il dott. Nicolò Castello e la dott.ssa Antonella .Palazzolo..

Nel corso dei webinar verranno affrontate le tematiche più attuali e saranno date risposte ai quesiti posti dagli intervenuti.

I webinar sono aperti a tutti, soci ed anche a chi non è ancora iscritto ANINSEI.

Per chi volesse partecipare è necessaria la preventiva prenotazione gratuita entro le ore 13.00 di martedì prossimo, 28 aprile 2020 inviando una semplice e-mail all’indirizzo: segreteria@aninsei.it

Nei limiti dei posti disponibili verranno ammessi anche non i soci. 

Nella mail di richiesta i soci indicheranno il loro codice identificativo mentre i non soci indicheranno (Cognome, Nome, ragione sociale, e-mail, telefono).

 

Gestione della liquidita e ricorso al credito

AUDIZIONE VII COMMISSIONE SENATO

ANINSEI-Confindustria2020

INTERVENTO AUDIZIONE DEL 23 APRILE 2020 VII COMMISSIONE SENATO

Un sentito ringraziamento per questa opportunità di audizione unica occasione per far sentire la nostra opinione, considerato che la cosiddetta “Commissione parità” storico tavolo di consultazione delle associazioni rappresentative della scuola paritaria non è stato ricostituita dai ministri dell’istruzione di questo governo.

Le rappresentanze delle scuole paritarie non sono state neppure inserite nella task force per la scuola.

Due sono i punti che vorrei riuscire ad affrontare nel brevissimo tempo concessomi.

Telegraficamente.

Primo.

Si parla di avvio dell’anno scolastico2020/2021 ma si trascura un elemento fondamentale che si riassume in quesito che vi rivolgo:

Che cosa succederà se le scuole paritarie non saranno in grado di riaprire? Dove verranno collocati i 900.000 studenti che attualmente la frequentano?

Questa che in altri tempi era una ipotesi accademica oggi purtroppo è una realtà che non si può ignorare.

A settembre se non verranno presi seri provvedimenti il 50% delle scuole paritarie non sarà in grado di riaprire perché i genitori non sono più in grado di pagare le rette e le scuole, inoltre, subiranno l’ultimo e fatale saccheggio da parte delle scuole statali dei loro docenti. A docenti a cui va tutta la nostra gratitudine perché da subito hanno saputo, perché prontamente formati, erogare una educazione a distanza di alta qualità estesa dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria di secondo grado.

Ai genitori di questi 500.000 studenti va detto chiaramente in che condizioni verranno accolti i loro figli nella scuola statale oppure bisogna adottare misure a loro sostegno per permettere loro di seguitare a pagare le rette scolastiche, che consentono alle scuole paritarie di sopravvivere. Quindi va concesso subito un credito di imposta a copertura delle rette scolastiche pagate e documentate.

Per quanto alla docenza si dovrà permettere chiaramente alle scuole di assumere docenti non abilitati purché con i titoli adeguati alla classe di concorso e il conseguimento dei 24 crediti e con l’obbligo per le scuole di formarli adeguatamente.

L’EBINS l’ente bilaterale dell’ANINSEI e delle Organizzazioni Sindacali firmatarie del CCNL ha già stanziato 1 milione di euro per la formazione dei docenti ed altro potrà fare se necessario.

Secondo.

Per la riapertura delle scuole non si può aspettare la scoperta di un vaccino, che molti virologhi sostengo di difficile realizzazione in quanto si tratta di un vaccino difficilissimo da stabilizzare.

Quindi, seriamente si devono fissare le norme di sicurezza delle scuole per la salvaguardia degli studenti e del personale e consentire a quelle che possono rispettarle di riaprire mentre le altre potranno seguitare a lavorare con la formazione a distanza.

Si eviterà così di recare ulteriori danni ad una generazione tenuta per troppo tempo lontana dai banchi di scuola.

Si potranno garantire agli studenti esami di Stato in presenza, dignitosi, ed evitare loro l’umiliazione di essere indicati come i “diplomati del 2020” e garantire agli studenti privatisti un esame che non li discrimini.

E infine consentirà ai genitori di poter agevolmente tornare sui luoghi di lavoro non avendo il problema di dove, come e a chi affidare i propri figli.

Grazie dell’attenzione.

Il Presidente
Ing. Luigi Sepiacci

LaPresse intervista al Presidente ANINSEI: Asili privati pronti a riaprire

LaPresse 15:45 21-04-20 LPN-INTERVISTA Coronavirus, Aninsei Confindustria: Asili privati pronti a riaprire
Di Silvia Caprioglio
Torino, 21 apr. (LaPresse)

Con l’avvio della ‘fase 2′ molti genitori a maggio torneranno a lavoro e in alcune regioni come il Piemonte si parla di riaprire i nidi per andare in soccorso alle famiglie che non sapranno a chi affidare i figli. “Noi siamo pronti a ripartire senza dubbio e a garantire servizi anche in estate”, afferma a LaPresse Luigi Sepiacci, presidente di Aninsei Confindustria, Associazione nazionale degli istituti non statali di educazione e di istruzione, che raccoglie 600 gestori associati, per circa 2500 unità scolastiche.
DOMANDA. Qual è la situazione di nidi e scuole private? RISPOSTA. Per i nidi, se si continua così senza nessun aiuto, a settembre ce ne saranno la metà. Solo i più forti potranno forse sopportare tutto questo, indebitandosi e raddoppiando le rette il prossimo anno. C’è il rischio poi che vengano ridimensionati. Si è cercato di portare avanti qualche attività online, ma è possibile solo per i bambini un po’ più grandi. Il personale per qualche periodo può andare in cassa integrazione o in Fondo di integrazione salariale, ma non sappiamo quanto durerà e quando ci faranno riaprire, come pagare gli affitti delle strutture e le utenze.
D. Con la ripartenza di buona parte delle attività molti genitori torneranno a lavoro, voi sareste pronti a ripartire col servizio? R. Sembra assurdo voler riaprire le aziende senza che le famiglie abbiano dove poter portare i figli. Noi siamo pronti a ripartire senza dubbio. Certamente ci saranno realtà che non avranno grossi problemi e altre che ne avranno. Però generalmente gli spazi sono abbastanza ampi e la densità limitata, il rapporto è mediamente di un educatore/docente ogni 7 bambini, quindi c’è la possibilità di gestirli bene. C’è desiderio di ripartire per tutta la scuola, dell’infanzia, le elementari e le medie.
D. Molte famiglie saranno impegnate con il lavoro anche d’estate, non è detto che si possa andare in vacanza, sareste in grado di accogliere i ragazzi anche durante quei mesi? R. Possiamo sopperire per giugno, luglio, e qualcuno potrebbe aprire anche ad agosto, perchè parte del personale ha già usufruito delle ferie. Potremmo senz’altro dare un servizio fino alla ripresa di settembre.
D. Sarete attrezzati per il nuovo anno scolastico, con il distanziamento che bisognerà garantire finchè non si troverà un vaccino? R. Noi non abbiamo classi pollaio, le distanze saranno garantite tranquillamente. Abbiamo fatto una grossa consultazione della base dei nostri associati e non sono emersi problemi. Anzi, noi saremmo per fare gli esami di Stato in presenza, c’è la possibilità di farli in maniera adeguata, usando le palestre nel caso che nelle aule non si fosse sufficientemente distanziati.
D. Quali sono le vostre richieste al governo? R. Abbiamo chiesto un aiuto alle famiglie tramite il credito di imposta sulle rette, quantomeno in questo periodo di sospensione. Perchè a settembre ci sarà non solo il problema di come accogliere i ragazzi in aula, ma anche che le famiglie dovranno sobbarcarsi di nuovo la spesa. Per i nidi e le scuole di infanzia spesso non c’è alternativa ad affidarsi alle strutture private, perchè nel pubblico non ci sono posti, ma oggi come oggi non c’è neanche per gli altri ordini e gradi, perchè se noi chiudiamo non so i ragazzi dove potranno andare, a riempire ancora di più le classi pollaio? Già si parla di fare più turni, ma non basteranno. E non è che per lo Stato non sarebbe un costo, si parla di 6-7 miliardi per il servizio dato dalle scuole private. Sosteniamo che le risorse vadano date alle famiglie, non alle scuole; i soldi dati a pioggia sono sempre quelli meno produttivi, e col credito di imposta non richiederebbero nemmeno liquidità immediata.
scp/vln
211545 Apr 2020

Tempi intervista il Presidente ANINSEI

Immagine

Sulle scuole paritarie proprio non ci siamo
di Pietro Piccinini 21 aprile 2020 Interni
(intervista al Presidente di ANINSEI Confindustria)

Il Sole 24 Ore anticipa le misure «allo studio» del governo per gli istituti non statali. Neanche lontanamente quel che serve per evitare la «chiusura di massa». Parla Luigi Sepiacci di Aninsei (Confindustria scuole libere)
Aula di scuola chiusa per coronavirus
Sul tema delle scuole paritarie a rischio chiusura a causa dell’emergenza coronavirus, ieri il Sole 24 Ore ha pubblicato un articolo che lasciava spazio a pochi dubbi.
Secondo gli ultimi dati del ministero dell’Istruzione, si legge, «le scuole paritarie in Italia, sono 12.564 (contro le 40 mila statali) e accolgono 866.805 studenti (a fronte dei 7,5 milioni iscritti al pubblico): la fetta principale, 524.031, sono nel segmento della scuola dell’infanzia (compresi asili e materne)». Ebbene, è noto che le scuole paritarie nel nostro paese sono in maggioranza di ispirazione religiosa. Ma è chiaro che una loro «eventuale chiusura di massa» – per usare un termine sempre del quotidiano di Confindustria – non rappresenterebbe un guaio soltanto per i cattolici.
Una «eventuale chiusura di massa» delle scuole paritarie sarebbe un problema per tutti perché le scuole paritarie non sono “le scuole cattoliche”, sono innanzitutto le scuole libere. Tanto è vero che l’allarme dalle colonne del Sole 24 Ore lo lancia Luigi Sepiacci, presidente di Aninsei Confindustria, che come suggerisce il nome associa 600 istituti non statali non certo su basi confessionali. Dice Sepiacci, parlando delle rette scolastiche:
«A marzo ha pagato il 30% delle famiglie, ad aprile nessuno, anche chi sta usufruendo della didattica a distanza. Se continua così a settembre rischiamo di avere il 50-60% degli asili chiusi. E quelli che resteranno in piedi saranno costretti a raddoppiare le rette».
Infatti «gli asili nido e le scuole dell’infanzia», precisa Sepiacci a Tempi, «sono i più esposti alla crisi» perché per via dell’età dell’utenza ovviamente non possono contare più di tanto sulla didattica a distanza per continuare a erogare il servizio. In più «normalmente sono piccole strutture che servono di solito territori abbastanza circoscritti, e che dunque non hanno risorse per potere affrontare 4 o 5 mesi senza entrate ma con affitti e altre spese regolari».
Per le paritarie degli altri gradi di istruzione non è che le cose vadano molto meglio. Secondo Sepiacci, «dalle primarie alle secondarie di primo e secondo grado almeno il 30 per cento delle scuole paritarie è a rischio», perché anche se queste possono fare molta più didattica a distanza rispetto agli asili, «le famiglie nella situazione attuale di chiusura generale hanno comunque difficoltà a pagare, e hanno già iniziato a non farlo».
Si capisce quindi perché Il Sole 24 Ore paventi una «eventuale chiusura di massa», e perché lo faccia in termini non “cattolici” ma molto laici:
«Un extra-costo rischia di pagarlo anche lo Stato. Un’eventuale chiusura di massa delle scuole paritarie costerebbe alla collettività circa 5-6 miliardi di euro all’anno, considerando che, secondo l’Ocse, la spesa media complessiva per uno studente è in Italia di circa 6.500 euro all’anno».
E il bello è che in questo “danno potenziale” stimato di 5-6 miliardi di euro, puntualizza ancora Sepiacci a Tempi, «non sono considerati i nidi: il costo potenziale per lo Stato è di 5-6 miliardi solo per i gradi dalla scuola dell’infanzia in su».
Nei giorni scorsi gli appelli e le proposte concrete da parte delle stesse scuole paritarie e da parte della politica si sono moltiplicati, e i dati snocciolati fin qui non sono certo nuovi ai nostri lettori. La novità dell’articolo del Sole è che presenta le misure con cui «il governo sta pensando di aiutare il mondo delle paritarie».
E quali sono queste misure? Gli interventi «a oggi allo studio» sono due, informa il quotidiano economico, e sono in alternativa tra loro. Il primo è «un potenziamento delle detrazioni vigenti», che a oggi arrivano al 19 per cento di un massimo di 800 euro di spesa. Un gran bel segnale, come abbiamo sempre detto, ma comunque spiccioli a fronte di «rette a carico delle famiglie» che – ricorda Il Sole 24 Ore – «oscillano dai 2 mila ai 4-5 mila euro, a seconda del grado di istruzione». Facile immaginare che un «potenziamento» di spiccioli equivarrebbe ad altri spiccioli.
La seconda misura «allo studio» del governo sarebbe un fondo ad hoc che, avverte il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi, «dovrà avere una capienza di non meno di 100 milioni di euro per aiutare le famiglie in difficoltà con i pagamenti». Basta fare i conti della serva per capire di cosa stiamo parlando: 100 milioni di euro divisi per 866.805 studenti delle paritarie fanno 115 euro e 37 cent a testa. In alternativa, 100 milioni di euro divisi per 12.564 scuole paritarie fanno 7.959 euro a scuola (i cent possiamo risparmiarceli in questo caso).
Insomma, non ci siamo proprio. Parlando con Tempi, Sepiacci non entra nel merito delle misure prospettate dal quotidiano, ma «l’ordine di grandezza» che ha in mente il presidente di Aninsei per evitare il disastro «sicuramente è quello dei miliardi». «Sia ben chiaro però: è noto a tutti che anche prima della pandemia non era un periodo fiorente per le scuole paritarie, tutt’altro. Non chiediamo che lo Stato si metta a fare adesso operazioni di salvataggio di casi disperati». Il punto è, come per tante altre aziende, «garantire subito la liquidità che avrebbe consentito alle paritarie sane di non avere bilanci in rosso, ma che sta venendo meno per via delle difficoltà economiche delle famiglie».
Per questo, «più che contributi diretti, che spesso per altro sono fonte di sperequazione tra gli istituti», Aninsei ritiene giusto «puntare sulle detrazioni», ossia «un aiuto alle famiglie degli alunni delle paritarie, a fronte della dimostrazione di aver dovuto pagare le rette scolastiche». Concretamente, Sepiacci pensa alla «detraibilità totale di quanto le famiglie hanno versato in questi mesi in cui hanno dovuto rinunciare al servizio o usufruirne in maniera ridotta», se necessario «prevedendo un tetto di spesa parametrato al costo standard» (i 6.500 euro citati sopra, anche se osservatori diversi dall’Ocse lo stimano di molto superiore). Un intervento del genere, tra l’altro, potrebbe evitare anche una guerra fra poveri, ovvero tra scuole sull’orlo del crac e famiglie impoverite, magari con gli avvocati in mezzo.
Da buon esponente del mondo di Confindustria, Sepiacci non può fare a meno di notare come una possibile strage di scuole paritarie avrebbe effetti sull’intera economia: «Il problema è che sono le famiglie che rischiano di andare a rotoli», dice a Tempi. «Dunque non è appena questione di salvare la scuola non statale, che alcuni considerano un lusso (a torto, perché poi se il servizio non lo eroghiamo noi lo deve garantire lo Stato). Il problema è che se vanno in difficoltà le famiglie, tutta l’economia rischia di non ripartire più».
Anche per questo un sistema di detrazioni per Aninsei sarebbe preferibile al classico aiuto a pioggia: «Sarebbero soldi che di fatto lo Stato, rinunciando al corrispondente incasso in tasse, “spenderà” nel 2021, cioè tra un anno. Per di più il contribuente, a fronte di questo vantaggio fiscale, dovrebbe presentare fatture regolarmente emesse dalle scuole: è tutto imponibile che deve emergere e che alimenterà a sua volta il ciclo, “assorbendo” il costo della misura per lo Stato».
L’alternativa rischia di essere un bagno di sangue per le casse pubbliche. Non solo dello Stato, ma anche degli enti locali, che per altro secondo Sepiacci si stanno muovendo molto più rapidamente del governo centrale (un esempio sono i 6 milioni di euro stanziati dalla Regione Lazio a favore degli asili, sia pubblici che privati). In ogni caso, «qualcosa dovrà succedere sicuramente. Se riaprono le fabbriche ma non riaprono le scuole paritarie, ai bambini chi ci pensa, il Comune?»

Commissioni Esame di Stato 2020 – DM 17 aprile 2020

Con il DM 197 del 17 aprile 2020 il Ministro Azzolina ha dettato le Modalità di costituzione e di nomina delle commissioni dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione per l’anno scolastico 2019/2020 innovate rirpetto al passato per l’emergenza Covid-19. Le commissioni sono costituite in ragione di una ogni due classi, sono presiedute da un presidente esterno all’istituzione scolastica e sono composte da sei commissari interni per ciascuna delle due classi, ferma restando la possibilità che uno o più commissari siano individuati per entrambe le classi.
Il presidente è nominato dal dirigente preposto all’Ufficio scolastico regionale tra i dirigenti e i docenti avente i requisiti, mentre i commissari sono designati dai competenti consigli di classe tra i docenti della classe, uno o più commissari posso essere individuati per entrambe le classi.
Ciascuna classe terminale, statale o paritaria – comprese le classi articolate su più indirizzi di studio – confluisce in una sola commissione. Le Commissioni possono essere miste 1 classe di scuola statale e una classe di scuola paritaria. Per gli abbinamenti si deve procedere nell’ordine:
1°: tra due classi/commissioni dello stesso indirizzo di studio;
2°: tra due classi/commissioni con indirizzi di studio diversi, qualora le discipline affidate ai commissari siano le stesse tra i due indirizzi o, comunque, riconducibili alle stesse classi di concorso;
3°: qualora per difficoltà obiettive non sia possibile rispettare i criteri sopra è consentito effettuare abbinamenti tra due classi con indirizzi di studio diversi dello stesso percorso (licei, istituti tecnici, istituti professionali); infine in via residuale si possono abbinare due classi appartenenti a percorsi di studio diversi, anche quando le discipline affidate ai commissari non siano le stesse tra i due
indirizzi o, comunque, non siano riconducibili alle stesse classi di concorso ma è sufficiente che la disciplina o la classe di concorso coincidente sia una sola.

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WEBINAR con i Consulenti ANINSEI Confindustria

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COVID-19 CORONAVIRUS, ANINSEI CONFINDUSTRIA

“3 WEBINAR GRATUITI APERTI A TUTTI I SOCI E AI NON SOCI”

Al fine di fornire validi aiuti e suggerimenti a tutti i gestori per operare le migliori scelte in questo tragico momento i cui effetti si ripercuoteranno sul futuro delle nostre scuole, ANINSEI Confindustria organizza 3 webinar con i nostri esperti consulenti supiattaforma Webex Cisco messa a disposizione da apple Education di Milano con il supporto tecnico di Rstore

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Di seguito i tre webinar di ANINSEI:

  • FIS E CIG: COSA FARE E COME FARE dalle ore 16 alle 17.15 di lunedì 6 aprile 2020
  •  LE RETTE SCOLASTICHE: PROBLEMATICHE LEGALI E CONTRATTUALI dalle ore 16 alle ore 17.15 di martedì 7 aprile 2020
  • LA SOSPENSIONE DELLE POSIZIONI DEBITORIE VERSO LE BANCHE E LE MISURE DI SOSTEGNO FISCALE E CONTRIBUTIVO ALLE IMPRESE dalle ore 16 alle ore 17.15 di mercoledì 8 aprile 2020

Roma, 4 aprile 2020

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COVID-19 – bonus baby-sitting

COVID-19: requisiti e modalità di richiesta del bonus baby-sitting

L’articolo 23, decreto-legge 17 marzo 2020 ha previsto, in conseguenza della sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole, delle misure di sostegno alle famiglie per l’assistenza e la sorveglianza dei figli di età non superiore ai 12 anni.

In particolare, in alternativa al congedo parentale, dipendenti privati, iscritti alla Gestione Separata e lavoratori autonomi possono fruire di un bonus per i servizi di baby-sitting, nel limite massimo di 600 euro.
Il bonus baby-sitting viene riconosciuto, per un importo fino a 1.000 euro, anche ai lavoratori dipendenti del settore sanitario, pubblico e privato accreditato, appartenenti alla categoria dei medici, degli infermieri, dei tecnici di laboratorio biomedico, dei tecnici di radiologia medica e degli operatori sociosanitari, nonché al personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico impiegato per le esigenze connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Con la circolare INPS 24 marzo 2020, n. 44, l’Istituto fornisce le indicazioni in merito ai requisiti, alla misura del beneficio, alle modalità di compilazione della domanda e all’erogazione del bonus mediante il Libretto Famiglia.