Archives 2014

Precari della Scuola di Stato – La Corte europea condanna l’Italia – La sentenza

La Corte europea ha emesso la attesa sentenza sui precari della scuola in Italia. «La normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinato nel settore della scuola è contraria al diritto dell’Unione. Il rinnovo illimitato di tali contratti per soddisfare esigenze permanenti e durevoli delle scuole statali non è giustificato». Non esistono criteri «oggettivi e trasparenti» per giustificare la mancata assunzione del personale con oltre 36 mesi di servizio, né l’Italia ha fatto niente per impedire il ricorso abusivo al rinnovo dei contratti.

I giudici sovranazionali hanno rilevato che la direttiva comunitaria contrasta con la nostra normativa nazionale che autorizza, in attesa dell’assunzione del personale di ruolo, il rinnovo dei posti vacanti e disponibili, senza indicare tempi certi ed escludendo possibilità di ottenere il risarcimento del danno.

Coefficiente per la rivalutazione del TFR – settembre 2014

settembre 2014 l’indice in base 2010 dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, considerato al netto dei prezzi dei tabacchi, è risultato pari a 107,1.
Il coefficiente utile per la rivalutazione del trattamento di fine rapporto maturato al 31 dicembre 2013, secondo l’art. 1 della L. 297/1982, è dunque pari a 1,01125000.
Nella tabella allegata sono riportati i valori dei coefficienti dal gennaio 2003 a settembre 2014.

SCUOLA/ La ricetta di Confindustria parte dal basso e batte il piano Renzi così titola Luisa Ribolzi un suo articolo su IL SUSSIDIARIO di venerdì 10 ottobre 2014

da IL SUSSIDIARIO di venerdì 10 ottobre 2014
http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2014/10/10/SCUOLA-La-ricett…

EDUCAZIONE
SCUOLA/ La ricetta di Confindustria parte dal basso e batte il piano Renzi
Luisa Ribolzi
I “cento punti” del documento L’education per la crescita presentato da Confindustria il 7 ottobre richiamano i “dodici punti” che riassumono le 126 pagine della “Buona Scuola” presentata dal governo lo scorso 3 settembre, e anche se il lavoro di Confindustria risale molto addietro nel tempo, e la quasi coincidenza è abbastanza casuale, un confronto è inevitabile, a cominciare dalla grafica, sobria e tradizionale in un caso, sbarazzina e programmaticamente accattivante nell’altro. La procedura adottata dalle due parti in causa è profondamente diversa: per usare il linguaggio degli studiosi di organizzazione, nel primo caso è bottom up, e nel secondo top down.
In altri termini, Confindustria ha proceduto raccogliendo le esperienze delle imprese e delle associazioni (riportate in quasi 140 pagine alla fine del testo), ed elaborando a partire da queste, in successione, un documento integrato dai pareri degli operatori, degli esperti, delle persone variamente coinvolte, fino ad arrivare ad una proposta passabilmente organica. Il governo ha lavorato elaborando con i suoi organi principali, il presidente del Consiglio e il ministro, che ringraziano i sottosegretari, i dirigenti, i presidi e tutte le persone che hanno partecipato ai “cantieri” (proprio quelli dove un tempo si costruivano le case di mattoni…), e ne hanno fatto una proposta sulla quale si è aperta la discussione sul web.
Da un lato, si parte dai fatti, per frammentari e tentativi che siano, dall’altro dalle “analisi e riflessioni”: ad esempio, si parla in astratto di “servizio civile per la scuola” citando la possibile presenza di dipendenti di azienda, mentre gli industriali di Udine citano “14 istituti con 1439 studenti che hanno partecipato a 37 incontri con 37 tecnici di 24 aziende su 17 argomenti diversi”. Quanto alla consultazione del Miur e alle aspettative salvifiche che suscita, mi restano non poche perplessità: il ministro Giannini al convegno di martedì parlava di una grande partecipazione, fra questionari compilati e suggerimenti pervenuti, ma se saranno veramente molte decine di migliaia, da un lato non sarà facile farne un’analisi e tenerne conto in modo non episodico, e dall’altro si creeranno non pochi problemi. Se, poniamo, l’80 per cento dei contributi affermasse che il piano di assunzione dei 150mila precari è da cestinare, che cosa farebbe il Governo? Dovrebbe ammettere di avere scherzato o nel promettere le assunzioni o nel promettere di sentire i pareri di tutti. La “democrazia del web” oltre che una frase fatta può essere anche un rischio (mi limito a citare la consultazione sull’abolizione del valore legale del titolo di studio).
Il modo in cui viene trattata la “questione insegnante” mi pare un altro indicatore della diversità di approcci tra cui, sia chiaro, ciascuno può legittimamente scegliere quello che preferisce): il punto di partenza della Buona Scuola è la necessità di stabilizzare il corpo docente, pena l’impossibilità di realizzare politiche di formazione e miglioramento dell’insegnamento, mentre l’associazione degli imprenditori parte dall’affermazione che gli insegnanti e la dirigenza sono i “fattori chiave che fanno la differenza con riguardo alla qualità e all’efficacia dell’insegnamento”, e quindi si dovrebbero evitare le “derive impiegatizie”.
Se il titolo recita “assumere tutti i docenti di cui la buona scuola ha bisogno” il contenuto smentisce le premesse, o quantomeno costituisce un brillante esempio di quel wishful thinking (pio desiderio, per chi non possegga quella conoscenza basica dell’inglese che si fa ancora desiderare nella nostra scuola) che caratterizza molte delle politiche educative non solo recenti. La buona scuola è una scuola che opera in base ad un progetto, non una scuola governata dal caso, come rileva nell’introduzione il documento di Confindustria, e un progetto si costruisce con docenti – e dirigenti – qualificati, motivati e scelti dalle scuole in base ai propri obiettivi educativi, e non assunti solo perché sono in coda. Tra l’altro, la maggior parte delle ricerche dimostra che più lunga è l’attesa, più diminuisce la motivazione.
E’ certamente possibile usare la scuola come serbatoio per l’impiego dei laureati disoccupati, controllando e tensioni sociali, ed è stato fatto in passato: ma per costruire la buona scuola non si parte dagli insegnanti di cui si dispone riciclandoli in qualche modo (grazie, bisogna dirlo, alla disponibilità della maggior parte di loro) con una tecnica che Lévi-Strauss definirebbe di bricolage, ma al contrario si deve decidere di quali e quanti insegnanti la scuola ha bisogno, formandoli adeguatamente e dando loro un contratto di lavoro che li incentivi a migliorare.
Dopo aver criticato l’eccessivo spazio lasciato alla “questione” insegnante dal documento sulla Buona Scuola, e in parte anche da L’Education per la crescita, ho commesso lo stesso errore ed ho occupato gran parte dello spazio parlandone io stessa. Del resto, è un punto cruciale, perché può esserci una buona scuola solo se ci sono dei buoni professori: anzi, con dei buoni professori, ogni scuola diventa prima o poi buona, tanto è vero che nonostante la normativa in Italia esistono molte buone scuole fatte da buoni docenti e dirigenti. Nonostante la normativa!
Sarebbe meglio che lo fossero grazie alla normativa. Poiché ho giocato tutto il mio intervento sulla differenza degli stili, vorrei concludere paragonando due frasi: gli imprenditori si dichiarano disponibili a partecipare ad un percorso “che sarà necessariamente lungo e faticoso, ma necessario”. Il governo propone co-design jams, barcamp o world cafés… Mi arrendo: quarant’anni di lavoro sulla scuola mi hanno lasciata impreparata. Prego i lettori del sussidiario di guardarmi con quel minimo di pietà che si riserva ai derelitti e ai marginali, tanto più che ho intenzione di chiedere ulteriore spazio per tornare su due temi che mi paiono cruciali: l’istruzione superiore e il settore paritario.

IMU e TASI – L’ANINSEI si rivolge all’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato

Le disposizioni emanate il 26 giugno 2014 in materia di IMU e di TASI (DM Ministero dell’Economia e delle Finanze) e la Nota Miur DG Ordinamenti del 2 luglio 2014 esentano le scuole gestite da gli enti non commerciale dal pagamento della IMU quando l’attività è svolta a titolo gratuito, ovvero dietro versamento di corrispettivi di importo simbolico e tali da coprire solamente una frazione del costo effettivo del servizio.
L’importo simbolico è tale se il corrispettivo medio (CM) e cioè la media degli importi annui che vengono corrisposti alla scuola dalle famiglie è inferiore al costo medio per studente (CMS) rilevato dall’OECD nella pubblicazione Education at glance.

Tabella. Spesa Annuale per studente distinta per livello di istruzione (CMS)

Spesa annua nelle istituzioni educative per studente Scuola dell’infanzia Scuola Primaria Istruzione secondaria di primo grado Istruzione secondaria di secondo grado
€ 5.739,17 € 6.634,15 € 6.835,85 € 6.914,31

Fonte Education at glance OECD

Per cui la Scuola dell’infanzia paritaria, gestita da un ente non commerciale, che ha un CM (corrispettivo medio) ad esempio d € 5.000,00 non pagherà l’IMU mentre se gestita da un ente commerciale magari con un CM (corrispettivo medio), inferiore, di € 4.500,00 dovrà pagarla.

Vedremo cosa dirà l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in risposta alla segnalazione dell’ANINSEI.

MIUR – Avvisi di disponibilità posti di funzione di livello dirigenziale generale

MIUR – Avvisi di disponibilità posti di funzione di livello dirigenziale generale
Roma, 18 luglio 2014
A seguito dell’entrata in vigore del nuovo Regolamento di Organizzazione del MIUR sono stati emanati gli avvisi relativamente ai posti di livello dirigenziale generale resisi disponibili:
1) Ufficio Scolastico Regionale per l’Abruzzo
2) Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria
3) Ufficio Scolastico Regionale per la Campania
4)Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia Romagna
5) Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio
6) Ufficio Scolastico Regionale per la Liguria
7)Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia
8)Ufficio Scolastico Regionale per le Marche
9) Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte
10) Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia
11) Ufficio Scolastico Regionale per la Sardegna
12) Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia
13) Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana
14) Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto
15) Direzione Generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione
16) Direzione Generale per il personale scolastico
17) Direzione Generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione
18) Direzione Generale per la programmazione, il coordinamento e il finanziamento delle istituzioni della formazione superiore
19) Direzione Generale per lo studente, lo sviluppo e l’internazionalizzazione della formazione superiore
20) Direzione Generale per il coordinamento, la promozione e la valorizzazione della ricerca
21) Direzione Generale per le risorse umane e finanziarie
22) Direzione Generale per i contratti, gli acquisti e per i sistemi informativi e la statistica
23) Direzione Generale per interventi in materia di edilizia scolastica, per la gestione dei fondi strutturali per l’istruzione e per l’innovazione digitale

Verifica Impianti di terra e Scariche atmosferiche – Firmata convenzione con la ELTI Srl

A seguito del DPR 462/01 il 23 gennaio 2002 è scattato l’obbligo per tutti i datori di lavoro di richiedere e far eseguire le verifiche periodiche e straordinarie per:
– impianti elettrici di messa a terra;
– installazioni e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche;
– impianti elettrici in luoghi con pericolo di esplosione.
Il datore di lavoro è tenuto a richiedere la verifica periodica degli impianti elettrici di messa a terra e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche ogni:
– 2 anni (verifica biennale) per le attività soggette al controllo dei Vigili del Fuoco, e quindi anche per le scuole di ogni ordine, grado e tipo, collegi, accademie e simili per oltre 100 persone presenti ed asili nido con oltre 60 presenze.
ANINSEI, al fine di agevolare i propri associati ha contrattato condizioni di maggior favore per l’effettuazione delle suddette verifiche con la E.L.T.I. SRL.
Convenzione ELTI – ANINSEI

Pubblicato il nuovo “Regolamento di Organizzazione del MIUR”

Nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 14 luglio 2014 è stato pubblicato il d.P.C.M. dell’11 febbraio 2014 registrato alla Corte dei conti il 16 giugno 2014 al n. 2390, recante il “Regolamento di organizzazione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca”.
La predetta riorganizzazione entra in vigore dopo quindici giorni dalla pubblicazione del d.P.C.M. nella Gazzetta Ufficiale e, precisamente, il 29 luglio 2014. Pertanto, da tale data decadranno gli incarichi di livello dirigenziale generale, compresi quelli di reggenza, dell’amministrazione centrale e periferica.
Al fine di garantire il corretto funzionamento dell’Amministrazione e dare continuità all’azione amministrativa, nelle more dell’entrata in vigore della predetta riorganizzazione saranno pubblicati – ai sensi dell’articolo 19, comma 1-bis, del d.lgs. n. 165/2001 – i relativi avvisi di disponibilità dei posti di funzione dirigenziale generale.
L’Amministrazione si riserva di utilizzare le percentuali, in tutto o in parte, previste dall’articolo 19, commi 5 bis e 6, del d.lgs. n. 165/2001 per la copertura degli incarichi per i quali è stato pubblicato l’avviso.

Il Decreto Lavoro 2014 è legge – Il 15 maggio la definitiva approvazione al Senato

Roma, 16 maggio 2014
La Camera ha ieri approvato definitivamente la conversione in legge del decreto-legge n. 34 del 2014, meglio conosciuto come Decreto Lavoro 2014, che fa parte del piano di rilancio dell’occupazione denominato Jobs Act proposto dal Governo Renzi.
Il decreto-legge era entrato in vigore lo scorso 21 marzo ed è stato quindi convertito in Legge entro il termine ultimo del 19 maggio. Il Decreto Lavoro è stato approvato, con modifiche, dalla Camera dei deputati, il 24 aprile 2014, è quindi passato all’esame del Senato, che lo ha approvato, con ulteriori modifiche, il 7 maggio 2014.
Nell’attesa del testo definitivo pubblicato in Gazzetta Ufficiale anticipiamo il testo varato con le modifiche apportate dal Senato.
Testo approvato dalla Camera con le modifiche apportate dal Senato

Detassazione incentivi: firmato l’accordo tra ANINSEI e OO.SS. firmatarie CCNL scuola non statale

Roma, 16 maggio 2014
Dando seguito all’accordo sottoscritto ieri da Confindustria e CGIL CISL UIL relativamente al DPCM Renzi sulle nuove regole per la detassazione del salario di produttività (firmato il 19 febbraio e pubblicato nella GU n. 98 del 29 aprile)
ANINSEI e CGIL CISL UIL hanno sottoscritto oggi l’accordo tra le parti per la sua pratica applicazione.
E’ stato confermato quanto già concordato lo scorso anno: si possono stipulare accordi sulla produttività sia a livello aziendale che territoriale. In particolare a livello aziendale nelle imprese prive di RSU o RSA la stipula va fatta da parte delle federazioni sindacali territoriali di categoria con le aziende interessate che devono essere assistite dalle corrispondenti articolazioni dell’ANINSEI. Per gli accordi territoriali invece la stipula è prerogativa dei sindacati confederali territoriali e delle corrispondenti organizzazioni regionali ANINSEI.
L’accordo precisa inoltre che le tipologie di prestazioni in tema di orari previste dagli accordi territoriali che nel 2013 hanno goduto della detassazione, sono utili per ottenerla anche nel 2014. A titolo esemplificativo l’accordo riporta anche uno schema di accordo territoriale.
Per regolamentare la detassazione in via definitiva, oltre che la sottoscrizione degli accodi regionali tra ANINSEI e OO.SS., sono attese a breve anche circolari del Ministero del Lavoro e/o dell’Agenzia delle Entrate.
ANINSEI/OOSS Accordo sulla detassazione degli incentivi del 16 maggio 2014